RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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PREMI E SANZIONI

cbo     fi   Università di Padova (virtuosa) Università di Firenze (un po' meno)



Dal Mattino di Padova del 16 settembre riprendiamo l’intervento del Rettore di Padova, Prof. Vincenzo Milanesi, in merito al finanziamento degli Atenei.

Non capita spesso, come è accaduto mercoledì scorso, che due ministri del governo in carica, quello dell’Economia e quello dell’Università e della Ricerca, si presentino insieme all’assemblea dei rettori degli Atenei italiani per incontrarli. I due ministri sono andati dai rettori per presentare loro ufficialmente quella proposta che già era stata anticipata in una conferenza stampa, ai primi di agosto: siglare un patto fra governo e Atenei. Un patto che segna la fine di una stagione di tensioni fra governo e mondo accademico, stagione iniziata con l’insediamento stesso dell’esecutivo guidato da Prodi, poco più di un anno fa.
Alcuni discutibili provvedimenti avevano colpito gli Atenei, penalizzati dalla legge finanziaria 2007, ma prima ancora da quella legge Visco-Bersani che imponeva addirittura agli Atenei di restituire fondi all’erario, riducendo i costi per il funzionamento, senza considerazione alcuna delle situazioni diverse che si erano venute a creare nelle diverse università, a seguito di politiche di spesa che ciascuna di esse aveva fatto. Insomma, anche gli Atenei «virtuosi» nella spesa erano stati bastonati, esattamente come quelli che proprio virtuosi non potevano essere definiti. Alla faccia della sempre tanto sbandierata autonomia. Le proteste non erano mancate, anche vigorose, e proprio l’Ateneo di Padova - con un bilancio assai «virtuoso» - ne era stato il capofila.
Ora il clima è cambiato. Gli Atenei non saranno più «taglieggiati» da quella norma. Lo stesso Dpef di giugno stabilisce impegni precisi per il governo, così da portare nel prossimo triennio il rapporto della spesa per l’università sul Pil almeno all’1,2%, dallo 0,88% di ora. Il «patto» proposto dai due ministri ai rettori riconosce, in buona sostanza, il sottofinanziamento degli Atenei, impegnando il governo a ristorare i loro bilanci con il versamento di fondi aggiuntivi per i crescenti costi del personale docente e tecnico-amministrativo. Ma chiede un preciso impegno agli Atenei stessi: quello di tenere sotto stretto controllo proprio la spesa per il personale, la più consistente tra le voci dei bilanci delle università. Cosa che non tutti gli Atenei hanno saputo fare sinora, tanto che alcuni hanno oggettivamente i bilanci in rosso. Con deficit anche significativi.
I due ministri hanno insistito su un punto, nei discorsi che hanno fatto ai rettori: bisogna che la nuova stagione sancisca un impegno comune al riconoscimento di un principio: quello del riconoscimento del merito. Ma come, si dirà, c’è bisogno di un patto solenne tra governo e università per questo? Ebbene sì. Perché sinora i finanziamenti agli Atenei sono stati distribuiti senza alcuna considerazione della qualità della didattica e della ricerca in essi svolta, né della serietà con cui ciascun Ateneo ha saputo amministrare le risorse ricevute dallo Stato. I fondi sono stati distribuiti sostanzialmente solo in base alla cosiddetta «spesa storica» per il personale e al numero degli studenti. Potrà sembrare incredibile, ma è così. Sempre alla faccia dell’autonomia, che significa responsabilità, che deve riconoscere il merito, eccetera eccetera.
C’è da sperare che siano finiti i tempi in cui queste parole sono state solo chiacchiere, e che diventino ora invece metodo per l’attribuzione dei finanziamenti alle università pubbliche. Che vivono grazie ai fondi ricavati dalle tasse versate al bilancio dello Stato dai contribuenti. Almeno da quelli che le pagano.
Esiste già un modello di ripartizione delle risorse pubbliche fra gli Atenei, che non ignora la «spesa storica» ma introduce alcuni elementi di «premialità» con riferimento ai risultati delle attività didattiche e di ricerca. Lo ha elaborato il Comitato nazionale di valutazione, istituito alcuni anni orsono, destinato a lasciare il posto alla nuova Anvur, un’agenzia istituita in questi mesi con lo stesso scopo ma con una struttura più robusta quanto a capacità di funzionamento. Non sarà certo un modello perfetto, ma è pur sempre qualcosa di estremamente utile per fare un passo avanti nel riconoscimento del merito di ciascuna università, e delle responsabilità di chi le gestisce nelle diverse maniere.
In base ai criteri indicati da questo modello, vi sono Atenei sottofinanziati - come quelli del Nordest - a fronte di altri che ricevono più fondi di quanti dovrebbero. Parrebbe ovvio che la prima operazione da farsi dovrebbe essere quella di operare il necessario riequilibrio fra gli Atenei, così che tutti siano messi sulla medesima linea di partenza, ora che si avvia una fase nuova di «competizione al meglio» fra le università del Paese, come è del resto nella logica dell’autonomia.
Signor ministro Mussi e signor ministro Padoa-Schioppa, è da questo primo passo che bisogna ripartire per innescare davvero un processo che porti a un rilancio del sistema universitario italiano, all’insegna del riconoscimento del merito e della qualità attraverso un adeguato processo di valutazione. Lo riconosce, del resto, esplicitamente anche il documento, davvero prezioso, della Commissione tecnica per la finanza pubblica che è all’origine del «patto». Chiediamo quindi esplicitamente che le prime risorse aggiuntive disponibili per dar corpo al «patto» vadano distribuite per raggiungere quel riequilibrio, assolutamente necessario innanzitutto per ragioni di equità, oltre che di logica. Ne va, signori ministri, della credibilità di tutto il processo che la vostra visita si propone di avviare concretamente.
Vincenzo Milanesi

Speriamo che i due Ministri interessati accolgano i suggerimenti del Prof. Milanesi e soprattutto intervengano per impedire che i rettori e gli atenei disastrati, più volte citati in questo sito, continuino a nuocere soprattutto agli atenei virtuosi.

 



                           Paolo Padoin




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