QUIZ COME?

Oltre agli scandali concorsuali, a quelli finanziari ci mancavano i
quiz di ammissione alle facoltà a numero chiuso per rafforzare
le (ancora presunte) illegalità nel mondo universitario. I
giornali di martedì 11 settembre 2007 riportano con grandi
titoli lo scandalo test. La Repubblica titola sette indagati a Bari
"Trentamila euro per superarli" e riferisce: "-Un´organizzazione
strutturata e collaudata, in grado di utilizzare metodi
tecnologicamente avanzati per superare i test di ammissione e
iscriversi alle facoltà di Medicina e Odontoiatria. Un nuovo
scandalo travolge l´Università di Bari, già in
passato al centro di inchieste giudiziarie. E il ministro Fabio Mussi,
che aveva già segnalato un caso sospetto a Catanzaro, dichiara:
«Se i fatti saranno accertati, il concorso salta. I miei uffici
stanno facendo una relazione completa e domani (oggi, ndr) agiremo di
conseguenza».
Questa volta a finire nella bufera sono le preselezioni per
l´accesso alle due facoltà a numero chiuso, tenutesi il 4
e 5 settembre scorsi nel Campus di Bari e nei giorni successivi ad
Ancona e Chieti. Perquisizioni e sequestri, eseguiti dalla Guardia di
finanza di Bari nei tre Atenei e presso il Cineca (il Consorzio
Interuniversitario con sede a Bologna) sono solo la prima conclusione
delle indagini condotte nell´ultimo anno: sette, per ora, le
persone indagate dal pm Francesca Romana Pirrelli per associazione a
delinquere finalizzata alla corruzione e alla truffa ai danni dello
Stato.
Un vero e proprio "gruppo di lavoro" nel quale ognuno aveva un ruolo
per consentire a 50 studenti di superare senza problemi le prove.
Ingegnosi i metodi individuati dall´organizzazione, che si
sarebbe attivata già nelle settimane precedenti all´esame,
quando ai candidati è stata "offerta" la possibilità di
superare facilmente i test, alla modica cifra di ottomila euro. Il
prezzo, in un tariffario che avrebbe stilato uno degli indagati, saliva
anche fino a 30mila euro nel caso le prove fossero state superate e
occorressero altre "lezioni private". Gli studenti venivano poi muniti
di telefoni cellulari sottilissimi che, hanno accertato i finanzieri,
venivano nascosti negli indumenti intimi durante l´esame. Sui
telefonini arrivavano poi, tramite sms, le risposte ai quesiti.
Ad inviarle pensavano i sette personaggi (tra questi anche il
consigliere comunale di An nonché ginecologo e padre di un
aspirante medico, Giuseppe Varcaccio, e il direttore di odontoiatria di
Ancona, Maurizio Procaccini), divisi in due centrali operative: una
sistemata nel pronto soccorso ginecologico del Policlinico di Bari,
l´altra nell´abitazione di uno dei candidati. Nel caso,
poi, la tecnologia avesse fallito, c´era un altro canale di
collegamento con l´esterno. Ognuno dei 50 ragazzi si sarebbe
fatto accompagnare da parenti o fidanzati, che fingendosi interessati
ai test, avrebbero invece avuto il ruolo di portare fuori le domande.
I quesiti, tramite staffette, erano girati alle due centrali. Uno di
questi accompagnatori in aula, grazie ad un minuscolo auricolare
Bluetooth ha parlato per due ore al telefono con i complici. Tutte le
attività sono state registrate e osservate, con videocamere,
appostamenti e pedinamenti, dai finanzieri: sei di loro hanno
partecipato alla prova, mescolandosi ai duemila studenti e arrivando
quasi ad essere ammessi. Sono state utilizzate anche tecniche di
intercettazione mai usate finora in Italia.
In poche ore gli investigatori hanno scoperto che alla vigilia dei test
i 50 ragazzi avevano cambiato il numero di telefono, ma egualmente
l´utenza non è sfuggita al controllo degli inquirenti. Per
essere riconoscibili tra di loro, gli studenti coinvolti si erano
vestiti tutti alla stessa maniera: maglia o camicia bianca e pantaloni
o gonne nere. Un escamotage inventato quando il rettore, alla vigilia
dell´esame, ha improvvisamente cambiato la disposizione dei
candidati nelle aule.
«Abbiamo rilevato un fenomeno davvero preoccupante» ha
commentato il procuratore capo Emilio Marzano, mentre il magnifico
rettore Corrado Petrocelli ha annunciato che l´università
si costituirà parte civile nel procedimento: «Abbiamo
fatto tutto il possibile per evitarlo - dice - ma usciremo egualmente
forti e a testa alta». Per il sottosegretario alla Salute,
Antonio Gaglione «non è più rinviabile
l´abolizione del numero chiuso per l´accesso alle
professioni sanitarie».
Nessun commento,
se non quello consueto: il Ministro e alcuni sottosegretari si sono
più volte espressi su questi argomenti, ma forse sarebbe l'ora
d'intervenire per restituire a qualche università almeno il
principio di una normale regolarità, da tempo perduta.
Paolo Padoin
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