REGOLE

L'applicazione della legge
Nelle moderne democrazie gli ordinamenti tendono ad espandere i diritti dei popoli, per consentire di esprimere al massimo una libertà senza condizionamenti. La vita associata di un numero sempre crescente di persone richiede però inevitabili limitazioni. È come se ciascuno stipulasse un contratto con lo Stato (il famoso contratto sociale), per ottenere – in cambio della cessione di quote di libertà - la sicurezza interna ed esterna.
Un minimo di limitazioni è dunque necessario per evitare che l’altrui libertà possa prevaricare quella di ciascuno di noi. Il livello con cui si raggiunge un punto d’equilibrio fra le due necessità costituisce il metro per misurare l’efficienza e il prestigio di uno Stato.
Tuttavia perché una società possa funzionare non è necessario soltanto porre regole di convivenza, ma anche rispettarle e farle rispettare. Fissare regole senza rispettarle o farle rispettare è dannoso per una società organizzata: quando infatti ognuno capisce che l’inosservanza della regola non comporta conseguenza, avrà, nel tempo, la tendenza a trasgredire quella regola. La comunità nel suo complesso comprenderà rapidamente che le regole sociali valgono poco o niente e la sfiducia verso l’istituzione con cui il cittadino ha stipulato il contratto sociale tenderà inevitabilmente a crescere.
Uno Stato dunque, se vuole conservare efficienza e prestigio, deve preoccuparsi di porre nel proprio ordinamento poche regole, chiare e semplici, con conseguenze altrettanto chiare e semplici in caso d’inosservanza. Le regole devono corrispondere al comune interesse (e al comune sentire) perché il cittadino tende a rispettarle più volentieri quando le ritiene giuste ed eque o comunque rispondenti all’interesse generale. Il complesso delle regole deve essere coerente e razionale perché se vi è confusione sarà più difficile garantirne l’osservanza.
Perché il sistema funzioni occorre che, accanto all’espansione della libertà, vi sia una parallela espansione della responsabilità. Libertà e responsabilità diventano il nesso inscindibile della democrazia, quasi come il diritto e il rovescio di una stessa medaglia.
Se si vuole un mondo che funzioni è necessario che ciascuno osservi le regole e ne risponda per il mancato rispetto. La regola, prima di essere posta, può essere discussa, modificata, vagliata, soppesata, ridiscussa e così via. Ma una volta adottata con le procedure previste dall’ordinamento deve essere rispettata e applicata. L’idea che le norme, specialmente se riguardano trasgressioni lievi, possano essere non applicate è sbagliata.
Alcuni ritengono di poterle violare per raggiungere obiettivi sociali ritenuti più importanti. C’è chi occupa i binari della ferrovia, chi occupa le strade o la proprietà privata e chi viola le regole per realizzare obiettivi forse anche meritevoli. In questi casi però la tolleranza è negativa, perché uno Stato può anche fare a meno di porre regole, ma se le pone nel proprio sistema è poi obbligato a rispettarle e farle rispettare.
Lo Stato funziona infatti solo se i cittadini ne hanno fiducia. Ma quale fiducia può dare uno Stato in cui le istituzioni pongono regole che non sono rispettate o fatte rispettare? Rispondendo alla domanda è facile trarre l’evidente conclusione! (*)
Gian Valerio Lombardi - (Prefetto di Milano)
(*) Articolo pubblicato sul “Corriere della Sera” – cronaca di Milano – del 2-8-2006
Si prega d'inviare contributi e osservazioni a questo indirizzo di posta elettronica: papaopad@yahoo.it.
