RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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Le Riforme istituzionali 

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Prefettura di Padova

Il tema delle riforme costituzionali è stimolante ed attuale, vivificato dal dibattito sul recente referendum, e riguarda anche il federalismo, i rapporti fra governo centrale e governo locale. L’argomento è stato ed è oggetto di battaglia politica, con interventi spesso frettolosi e distorti sia da una parte che dall'altra. Molti studiosi e commentatori hanno osservato che negli ultimi anni sono mutati soprattutto i toni, sempre sopra le righe, tesi a drammatizzare vicende nelle quali sarebbe al contrario importante trovare lo spazio per un approfondimento e un confronto sereno fra le forze politiche.

       Sia la riforma approvata dal centro-destra alla fine del 2005, bocciata dal referendum, sia quella dell’intero titolo V della Costituzione, varata dal centro-sinistra a strettissima maggioranza (4 voti) nel 2001, e ratificata da un referendum cui pochi hanno preso parte, lasciano spazio a lacune e dubbi interpretativi. E’ aumentata la potestà legislativa primaria delle regioni ; è ampliato lo spazio d’intervento delle regioni in sede europea; è confermato il principio di sussidiarietà, sia verticale (maggiori poteri agli enti locali) sia orizzontale (più opportunità per i privati); è rafforzato il principio di autonomia finanziaria "di entrata e di spesa"; è ribadita l'autonomia statutaria delle regioni che possono approvare autonomamente lo statuto. Secondo il nuovo titolo V dunque lo Stato conserva il potere di legislazione esclusiva su 16 materie fondamentali, quali politica estera, immigrazione, difesa e forze armate, moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari, elezioni, ordine e sicurezza pubblica, giustizia, norme generali sull’istruzione, tutela dell’ambiente, ecosistema e beni culturali. Per tutte le restanti materie, escluse quelle oggetto di legislazione concorrente, la potestà legislativa generale appartiene alle Regioni, sulla base del principio di sussidiarietà.

         Restavano irrisolti alcuni nodi decisivi: in particolare quello della partecipazione delle autonomie territoriali alla funzione legislativa (cosiddetto "Senato delle Autonomie"), oltre, naturalmente, alla definizione problematica dei principi del federalismo fiscale.

       E’ stato infine approvato il disegno di legge di revisione della parte seconda della Costituzione, il cui testo è stato pubblicato sulla G.U. n. 269 del 18 novembre 2005. Tra le novità più rilevanti sono da evidenziare: la trasformazione dell’attuale Camera Alta in Senato federale della Repubblica, la fine del bicameralismo perfetto, la riduzione del numero di parlamentari; quanto all’Esecutivo, la riforma prevede un rafforzamento della figura del Primo Ministro (non più Presidente del Consiglio, proprio per evidenziare la trasformazione di caratteri e poteri della carica); è prevista poi una nuova procedura di elezione del Capo dello Stato, i cui poteri vengono ridotti. Tutto questo complesso di norme è stato però cassato dal risultato del referendum.

         Il problema dell’introduzione o del perfezionamento dell’assetto federalista non esiste soltanto in Italia. Anche in Germania, che fin dal dopoguerra è repubblica federale, si avverte la necessità di verifiche funzionali. E’ stata infatti creata una Commissione di “saggi” che esamini il rapporto fra intervento legislativo federale e autonomia legislativa dei Lander- in quanto si lamenta una supremazia dello Stato sulle autonomie - e il meccanismo di approvazione delle leggi con l’intervento sia del Bundestag chedel Bundesrat (quest’ultimo è composto dai rappresentanti dei Lander). Ma tale Commissione ha fatto la misera fine della nostra Bicamerale. La Francia, Stato ad ordinamento fortemente centralizzato, ha approvato recentemente una riforma costituzionale che introduce un blando principio di decentramento. La dottrina d’oltralpe ha osservato che tale principio ha una valenza puramente amministrativa, tanto che sarebbe preferibile parlare di a-centralizzazione piuttosto che di decentramento. La nuova costituzione attribuisce uno status costituzionale alle regioni, ma non concede loro autonomia statutaria o poteri legislativi. Per quanto riguarda le autonomie territoriali il principio di blanda sussidiarietà prevede che le collettività francesi hanno vocazione a prendere le decisioni che meglio possono essere attuate al loro livello. Sembra più una petizione di principio che un’innovazione rivoluzionaria!

E’ innegabile però che progressivamente il principio di sussidiarietà, che è fondamento della costruzione europea, si estenderà a molti Stati.

         Se si vuol realizzare un reale miglioramento delle istituzioni con indubbi vantaggi per i cittadini, ritengo che le parti politiche debbano fare uno sforzo per avvicinare le proprie posizioni, mentre la scienza del Diritto costituzionale dovrebbe fornire il suo prezioso contributo senza faziosità, ma con fermezza critica. Le riforme costano, ma se non si è disposti a pagare il giusto prezzo, meglio non farle perché non solo il nostro Paese, ma nessun Paese democratico può permettersi il lusso di variare i principi fondamentali del suo ordinamento ad ogni cambio di maggioranza. I più alti vertici dello Stato hanno più volte ricordato la necessità di riforme condivise. Il Presidente della repubblica ha recentemente evidenziato la necessità di attuare presto il federalismo fiscale, e ha invitato a riprendere il colloquio “bipartisan” per la necessaria modernizzazione, concordata, della nostra Carta fondamentale e delle nostre istituzioni. La Costituzione ha consentito la rinascita morale e materiale della nostra Patria, le grandi trasformazioni istituzionali e sociali, la creazione di un sistema di equilibri tra i poteri, e ha garantito e garantisce la libertà di tutti, ma può essere parzialmente modificata e ammodernata con il consenso più ampio delle Forze politiche e non a colpi di maggioranza com’è avvenuto finora.(*)

Paolo Padoin (Prefetto di Padova)

(*) Articolo pubblicato su Nuova Rassegna n. 14/2005, Noccioli Ed. Firenze





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