I CAMPI ROM

Da sempre l’arrivo di carovane di Rom è stato malvisto dalle
nostre popolazioni. Nella concezione di parte degli italiani (ma non solo)
la presenza di queste collettività nomadi, molte delle quali sono di origine
italiana (pensiamo alla gran parte dei sinti), ha quali conseguenze minori
dediti all’accattonaggio, furti, rapimenti di bambini e moltiplicazione di
reati di questo tipo e comunque di situazioni di grave degrado. Stato e
istituzioni locali non sono riusciti a creare le condizioni d’integrazione,
nonostante i molti soldi investiti, anche per la poca disponibilità al
cambiamento di usi e costumi dimostrata dalle collettività nomadi interessate.
Recentemente
alcuni gravi episodi che hanno visto protagonisti Rom o nomadi hanno provocato
reazioni anche violente di gruppi di italiani contro la presenza di
accampamenti nelle nostre città e il Governo ha nominato tre prefetti (Milano,
Roma e Napoli) commissari straordinari con poteri di protezione civile per
cercare di risolvere il problema. La parola d’ordine è di integrare chi vuole
vivere legalmente e colpire duramente, legislazione premiale permettendo, o
espellere chi delinque.
Il
parere
di tanti italiani è ben conosciuto, le lodevoli intenzioni di
molte
associazioni cattoliche, di volontari caritatevoli anche, ma
qual’è il parere
dei Rom? In qualità di Prefetto di Torino ho ricevuto una
delegazione di
sindacati, associazioni benefiche, opera nomadi e Rom. Le ultime due mi
hanno
rappresentato i loro timori per l’atmosfera creata dopo i fatti
avvenuti presso
Napoli, a Ponticelli, hanno denunciato l’atteggiamento, a loro
dire, vessatorio
delle Forze dell’ordine, hanno fatto capire, pur non affermandolo
esplicitamente, un certo timore di una deriva razzista. La replica
è stata
ovviamente che la stragrande maggioranza della popolazione italiana non
è
razzista, che le Forze dell’ordine fanno il loro dovere con
correttezza e
professionalità (i controlli sono doverosi e tutti i cittadini,
di qualsiasi
nazionalità, debbono sottostarvi), che alcune manifestazioni
violente nei
confronti dei Rom sono state condannate da tutti, e che infine un
sentimento
non proprio benevolo di parte della popolazione è fondato
sull’evidenza di atti
di grave delinquenza posti in essere da appartenenti a comunità
nomadi, alcuni dei
quali non sono propriamente degli angioletti! Siamo disposti a favorire
accoglienza e integrazione, ma ci vuole buona volontà e uno
sforzo comune di tutte le parti in causa. Rom, nomadi, associazioni
caritatevoli e sindacati hanno compreso benissimo l’antifona e se
ne sono
andati un po’ (molto?) delusi dalla risposta.
E’
interessante infine riportare il parere di un Rom che si è integrato benissimo
nel nostro Paese, è musicista e docente universitario. Alexian Santino
Spinelli, questo il suo nome, intervistato recentemente da un quotidiano
nazionale su questo tema ha così risposto (stralcio d’intervista dell’8 giugno
2008):
“I campi nomadi sono solo pattumiere a cielo aperto,
soluzioni degradanti che non aiutano nessuno, tantomeno i nomadi.” – “Chi ruba
o commette un delitto è fuorilegge, e come tale non va protetto, ma punito. Non
si deve colpire un’etnia, si deve punire la persona che sbaglia, di qualsiasi
nazionalità, colore e fede.” – “La strumentalizzazione sta, purtroppo per i
Rom, dalla parte che tutti credono sia la parte giusta, le associazioni di
volontariato che si fanno dare dei bei soldini per fare dell’assistenzialismo,
un impegno che giova solo a loro per autoreferenziarsi. (…) queste associazioni
si arrogano il diritto di essere loro, e non i Rom, gli interlocutori
privilegiati con le istituzioni. (…) Facciamo una consulta di Rom e Sinti e
siano loro a parlare dei loro problemi.” – “Cerchiamo di aiutare chi lo merita
ad integrarsi, a trovare un lavoro, a godere degli stessi diritti degli altri
italiani”.
Al di là di
qualche punta eccessiva sembra una posizione equilibrata e condivisibile e
corrisponde, in larga parte, alle finalità perseguite dai provvedimenti
governativi in itinere di cui, non appena approvati, cureremo l’attuazione con
il buon senso che contraddistingue la nostra azione.
Paolo Padoin, Prefetto di Torino
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