IL SACCO DI ROMA
I gravi fatti di Roma debbono far riflettere politici, organizzatori di manifestazioni, mass media. Da prefetto che ha vissuto in diverse città situazioni analoghe, anche se meno gravi e violente, ricordo perfettamente quanto scarsa sia stata per tanto tempo la percezione del pericolo di una riemergente violenza da parte di partiti, opinione pubblica e mass media. Soltanto Forze dell’ordine e magistratura inquirente operavano per intervenire in via preventiva contro il rinnovarsi della violenza, anche se poi l’azione eccellente svolta veniva talvolta sminuita e vanificata da sentenze molto benevole nei confronti di violenti e delinquenti che avevano agito, secondo qualche Collegio, per supposti motivi di carattere sociale. Mi ha colpito, in quest’ultima occasione, l’interpretazione che un anonimo utente di indymedia.org (il sito degli anarcoinsurrezionalisti e dei centri sociali) fornisce sulle motivazioni del sentimento d’impunità che anima e sorregge l’azione dei protagonisti di reiterati atti di violenza. http://italy.indymedia.org/node/1337
“Tutto si basa sulla deterrenza e l'impunità. Le guardie menano quando
non sono accerchiate o minacciate, i manifestanti lanciano sampietrini quando
le guardie sono lontane o dentro un furgone. E' vero il furgone di per se'
potrebbe essere un deterrente, ma le guardie sono sottoposte alla legalità alla
buona creanza e al buon senso, insomma non possono metterli sotto col furgone o
la camionetta. (...) Il teppistante in realtà sta solo
sfruttando a pieno, il vantaggio tattico di quella fase dello scontro, che in
un'ultima analisi è garantito dal ruolo che è attribuito alle forze dell'ordine
nelle democrazie occidentali capitalistiche. (:::) Questi manifestanti del c… che fanno bordello per
sfogare la loro rabbia, e salire di gerarchia nel loro gruppetto di semi amici
anarcoidi, o fasci, o curvaroli, e magari farsi anche una scopatella in più con
la topina che sbava, non fanno altro che mettere in scena una commedia. Sfruttare le regole
della stato di diritto, che impediscono alle forze dello stato di farti un
mazzo a capanna, come potrebbero fare, usando a pieni la superiorità
organizzativa, tecnica, numerica di cui dispongono, per farsi belli e sentirsi
conquistatori per qualche, ora è patetico. (...)
Non condivido gli atti vandalici. Ma se proprio dovete farli non fate finta di
fare il culo alle guardie. Siete pochi e non siete armati. Non avete alcuna
possibilità. Fatevi le banche, i negozi delle catene che vi stanno sul c…, imbrattate le chiese, magari in un
impulso di frikkettonaggine fate pure un sitting a oltranza; e poi scappate.
Scappate. Basta con queste pajacciate: "la piazza è nostra". Basta.
Se dovete fare i teppisti fatelo fino in fondo con dignità. Agite e scappate.
“
A queste
considerazioni dell’anonimo
utente di indymedia, ben informato dall’interno del movimento, che ovviamente non condivido, ne
aggiungo
qualche altra dettata dalla mia esperienza personale. La spavalderia di
questi
ben organizzati cosiddetti “blacK- bloc” (ma
chiamiamoli delinquenti senza nobilitarli con esotiche definizioni) -
in gran parte nostrani (Askatasuna, Gramigna),
non stranieri - nasce anche dal senso d'impunità derivante da
alcune sentenze a loro favorevoli e
dalla benevolenza con la quale negli anni da qualche parte si è
guardato alle loro azioni, sempre giustificate dal disagio sociale
giovanile.
Ricordo che in Veneto, in Piemonte, in Toscana le Forze
dell’ordine e la
magistratura inquirente hanno perseguito giustamente e rigorosamente
gli autori
di gravi atti di violenza, soggetti a carcerazione e condannati, ma poi
liberati anche per le decisioni assunte in
successivi gradi di giudizio che hanno riconosciuto che i reati compiuti costituivano
manifestazioni
di dissenso sociale, come tali riconducibili all'esercizio di diritti
costituzionalmente garantiti. Il Ministro Maroni ha giustamente lodato
il
comportamento responsabile delle Forze dell’ordine e di una parte
dei
manifestanti, auspicando punizioni esemplari per chi si è reso
responsabile del
vero e proprio sacco di Roma. Alcuni di questi delinquenti sono
già stati identificati e denunciati,
altri lo saranno sulla base delle prove raccolte. Speriamo che non
sfuggano anche questa volta alla giusta punizione, magari una volta
tanto anche alla galera, perché il loro comportamento non
può avere
alcuna giustificazione di carattere morale e sociale. Rispondiamo
compatti
all’appello del Presidente Napolitano, delle più alte
cariche dello Stato e
della maggioranza delle Forze politiche, opponiamoci senza distinzione
a questi
rigurgiti di violenza di tipo terroristico, certi che anche la
magistratura fornirà il suo essenziale apporto, così come
già lo fece, con pesante tributo di sangue, negli anni di
piombo.
Paolo Padoin
Si prega d'inviare contributi e osservazioni a questo indirizzo di posta elettronica: papaopad@yahoo.it.
* = Novità