RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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RONDE SI, RONDE NO 

 
ronde

Rembrandt: La Ronda di notte – Rijksmuseum- Amsterdam
 

Il fenomeno delle ronde formate dai cittadini, sorte spontaneamente per difendere quartieri o paesi da episodi di microcriminalità, non è un'iniziativa recente, ma risale a oltre dieci anni or sono quando, prima per iniziativa della Lega Nord nelle roccaforti lombarde (Varese e Como), poi per imitazione in altre province (Pavia), gruppi di abitanti stanchi di furti, scippi, borseggi, subiti soprattutto dalla parte più debole della popolazione, si organizzarono per difendersi e trovarono subito chi, politicamente, appoggiò l’iniziativa.

Non dissimile la situazione odierna, soprattutto in Veneto e Lombardia. La questione sicurezza è sollevata anche per scopi elettorali, con sindaci che guidano manifestazioni popolari, e vicepresidenti di regioni che organizzano servizi di ronda, con tanto di auto ufficiali e stemma. Alcuni episodi avvenuti a Treviso, dove una ronda era intervenuta nei confronti di una nomade, sono stati oggetto d’esame da parte della locale Procura della Repubblica, che non ha peraltro individuato fattispecie di reato.

È indubbio però che questi fenomeni, se non controllati e gestiti con equilibrio, implicano un rischio innanzitutto per chi svolge, senza averne i requisiti, un’attività che comporta una professionalità altamente qualificata e possono condurre, involontariamente, alla commissione di atti penalmente rilevanti o addirittura ostacolare l’attività delle Forze dell’ordine. Il “Giornale” del 29 marzo riporta un episodio avvenuto a Lainate, presso Milano, dove due aspiranti rondaioli sono stati malmenati dai pusher, dando ragione a chi evidenziava il pericolo di tali attività.

Alcuni prefetti (Padova e Treviso ad es.) avevano già espresso la loro opinione in merito alle ronde, sottolineando che la collaborazione dei cittadini era utile, che doveva limitarsi a determinate segnalazioni e comportamenti, perché, in caso contrario, poteva causare situazioni tali da porre pericolo l’incolumità degli interessati o da distogliere le Forze dell’ordine dai loro programmi.

Recentemente anche il Ministro dell’Interno, On. Amato, ha ribadito che le ronde sono più spesso un problema che un aiuto per le Forze dell’ordine e che in molti casi sono forme che stanno fra la collaborazione e l’usurpazione di una funzione pubblica. (Intervista concessa al quotidiano La Nazione del 28 marzo 2007). Queste autorevoli dichiarazioni confermano le tesi sostenute dai rappresentanti dello Stato e sconfessano i comportamenti posti in atto soprattutto da alcuni esponenti di Forze politiche che, per convenienza elettorale, strumentalizzano ed enfatizzano le giuste preoccupazioni della nostra popolazione.

Determinate situazioni si risolvono fornendo maggiori mezzi alle Forze dell’ordine, approvando una migliore legislazione che eviti casi di scarcerazioni facili, promuovendo l’impiego più intensivo di addetti alla sicurezza, anche privata.

Ha pienamente ragione il collega Gian Valerio Lombardi, prefetto di Milano, (consulta il link “basta strilli” in questo sito) il quale ha recentemente ribadito la necessità di un dibattito più pacato sulla sicurezza, con meno parole, più fatti e più collaborazione!

 

           Paolo Padoin (Prefetto di Padova).





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