RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
sen* = Novità

LA BELLA RUBINA

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Ho seguito con particolare coinvolgimento quanto accaduto a Torino nel corso della festa nazionale del PD in Piazza Castello, proprio sotto il Palazzo della Prefettura. Un gruppo di ragazzi dei centri sociali ha contestato violentemente la presenza e le parole del Segretario Generale della Cisl, che è stato raggiunto da un fumogeno lanciato da una ragazza. Il gesto è stato oggetto di quasi unanime deplorazione e pochi hanno difeso la ragazza di Askatasuna (centro sociale a me ben noto) che col suo atto sconsiderato ha messo a repentaglio l'incolumità di Raffaele Bonanni, al quale esprimo anch'io piena solidarietà. Il giudizio spetta alla Magistratura torinese che - ne sono certo, conoscendone personalmente l'altissima professionalità - saprà intervenire con tempestività ed efficacia, dando il giusto seguito al lavoro investigativo svolto dalle forze dell'ordine di Torino.

Scampata alla galera, la “bella Rubina” si è rifugiata a casa sua, a Firenze e, attraverso le colonne del Corriere fiorentino, ha potuto esprimere il suo punto di vista sulle imprese dei centri sociali torinesi. Nell'articolo si legge che la ragazza, figlia di un magistrato, si sarebbe assunta la responsabilità di quello che ha fatto, ossia di quello che i suoi amici definiscono “un gesto sbagliato in un contesto giusto per una come lei che ha un forte senso della giustizia”. La giornalista ci propone poi un ritratto della giovane, tracciato dai suoi sodali, da cui emerge l'edificante figura di un'idealista sensibile, in lotta contro chi “sta rubando il futuro ai giovani”. La mia lunga esperienza mi permette di riconoscere qualche analogia con certi ritratti di protagonisti degli anni di piombo che i rivoluzionari da salotto presentavano come Robin Hood pronti a combattere contro l'ingiustizia della società e a ribellarsi alla violenza dello Stato. Questa visione deformata della realtà ha contribuito non poco, in tempi che vorremmo seppelliti per sempre, a propagare l'ideologia del terrorismo. Ora, per fortuna, la situazione sembra diversa, ma recentemente, sia a Pisa che a Padova e Torino, ho avuto personale esperienza di pericolosi rigurgiti: alcuni giovani sono stati ammaliati dalle teorie rispolverate da vecchi arnesi degli anni di piombo che, condannati a pesanti pene detentive per delitti di sangue, erano tornati in libertà per effetto degli sconti di pena accordati dalla nostra generosa legislazione premiale.

Anch'io sono figlio di magistrato, ma del “senso della giustizia” ho recepito una ben diversa concezione, fondata sul rispetto delle regole del vivere civile. Quel rispetto che  dovrebbe portare a schierarci dalla parte delle vittime del terrorismo, e non di chi continua a  giustificare, o peggio a esaltare, le gesta dei protagonisti di quegli anni. Dobbiamo impegnarci perché non si ripetano gli errori del passato, perché tanti ragazzi, magari in perfetta buona fede, non siano indotti a difendere ideali giusti con metodi sbagliati. In particolare, bisogna far capire ai giovani che non hanno vissuto quei drammi e sono pericolosamente attratti dai falsi miti messi in circolazione da una subcultura tanto dissennata quanto insidiosa, che l’azione di BR, Lotta Continua, Potere Operaio, Avanguardia Operaia, Prima Linea, Nuclei Comunisti Combattenti ecc. non può certo esser considerata una specie di epopea di eroi idealisti. Fu soltanto un’ubriacatura di violenza, un delirio innescato dall’estremismo verbale e dalle ideologie bacate di cattivi maestri, forse incapaci di prevedere le terribili conseguenze del loro predicare sempre e soltanto odio: una tragica deriva verso la barbarie condannata non solo dalle sentenze dei giudici, ma anche e soprattutto dal tribunale della storia.

Paolo Padoin

 

 


                          




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