TOLLERANZA ZERO 1

La lettera al Corriere del
ministro dell'Interno
Amato: facciamo
come
Giuliani
«Riportiamo l'ordine nelle nostre
città, come ha fatto il sindaco di New York»
“Caro Direttore, una delle cose che più m’inquietano
nel mio ruolo attuale di Ministro dell’Interno
è il divario
fra le immagini che vengono costruite sulla nostra sicurezza e i risultati del
lavoro, che non è mio — e cioè di una figura politica esposta come tale a
qualunque critica— ma delle Forze dell'ordine, delle migliaia di uomini e di
donne che ogni giorno ed ogni notte lavorano per noi. Troppo spesso la politica
costruisce polemiche su uno stato della sicurezza che, nella migliore delle
ipotesi, amplificano stati d'animo di cui vanno capite le ragioni (e su queste
ragioni tornerò alla fine), ma che non possono valere come giudizi
generali.
Parlate con signore, che hanno
subito furti in casa di notte mentre erano a letto. Le troverete sconvolte,
tese, arrabbiate. Se vi diranno «qui tutti rubano e nessuno li arresta», vi
diranno ciò che da parte loro è più che comprensibile. Non è così, però, se la
stessa cosa viene ripetuta da chi ha responsabilità più generali. A quel punto,
una reazione più che naturale da parte di chi ha subito un reato tra i meno
tollerabili, diviene un gravissimo errore, perché è semplicemente non vero che
davanti alle rapine in casa vi sia impotenza e che «tutti rubano e nessuno viene
arrestato ».
I dati ci dicono un'altra cosa, ci
dicono che polizia e carabinieri hanno arrestato, nel periodo gennaio-luglio
2007, ben 907 autori di rapine in villa rispetto ai poco più di 1.000 arrestati
in tutto il 2006. E 907 non corrispondono necessariamente a 907 rapine, ma
corrispondono di sicuro a diverse centinaia che non resteranno
impunite.
La cosa si ripete davanti ai gravi
incidenti automobilistici provocati da ubriachi al volante. Non è vero, come ho
letto, che «i controlli latitano». Sì, siamo partiti da livelli ben più bassi di
quelli di altri Paesi e nel 2005 eravamo il distanziato fanalino di coda
europeo. Ma ad oggi, nel 2007, sono stati fatti controlli su chi guida, che sono
più del doppio dell'anno scorso. E davanti alle discoteche sono stati disposti
il sabato sera ben 8.500 posti di controllo con l'impiego di oltre 10.000
pattuglie.
Ci si lamenta della criminalità
straniera e me ne lamento anch'io. Ma chi si lamenta perché magari erano rumeni
quelli che sono entrati in casa sua, e pensa quindi che questi delinquenti
rumeni scorazzano impuniti per l'Italia, sa poco o nulla dell'operazione Itaro:
un'operazione comune di polizia italiana e rumena, che solo negli ultimi due
mesi e mezzo, tra il maggio e i primi di agosto di questo anno, ha portato ad
arrestare 255 rumeni per reati contro il patrimonio e a denunciarne a piede
libero oltre 200.
Del terrorismo internazionale
sappiamo che a Perugia ci sono stati quattro arresti e c'è sulla vicenda
un'indagine in corso. Non tutti sanno che quegli arresti sono parte di una
azione ramificata e continua che, sempre in questi primi mesi del 2007, ha
portato a controllare 2.600 luoghi di aggregazione islamica, tra cui, ma non
solo, le moschee. Oltre 10.000 persone sono state controllate e 200 e più sono
state espulse.
La stessa cosa riguarda il
terrorismo interno. Per la prima volta quest'anno si sono trovate prove
consistenti per ottenere l'arresto di brigatisti prima che commettessero gli
attentati a cui lavoravano. Ma se questo è accaduto, è perché c'è una vigilanza
attenta e continua, che sfugge a chi critica e grida.
Come magari è sfuggito che il
centro sociale Gramigna di Padova, sul quale tante parole erano state spese e
riportate con rilievo dai giornali, è stato chiuso e sgomberato destando per
questo una attenzione ben più scarsa.
Le lacune ci sono e i
rafforzamenti e i miglioramenti da fare sono tanti. Ma per ridurre la percezione
di insicurezza, e quindi attenuare quello stato d'animo esasperato che porta a
dire «qui tutti rubano e nessuno viene arrestato», c'è qualcosa di pregiudiziale
che va fatto e che non riguarda direttamente i furti.
Buona parte della percezione di
scarsa sicurezza di quel 30% di cittadini che la dichiarano è dovuta, infatti,
non tanto alla visibilità del criminale pericoloso, quanto al clima di disordine
nel quale vivono le nostre città, alla illegalità diffusa, alla tolleranza che
consente agli abusivi più diversi — e a quel punto anche ai borseggiatori più
diversi — di trovare il contesto ideale per svolgere le loro attività a danno
della gente per bene. E in questo clima di insicurezza crescono anche l'ostilità
e la diffidenza verso chiunque sia malvestito o malmesso e ci venga vicino. Col
che anche la solidarietà va a farsi benedire.
Va aggiunto poi che l'illegalità
diffusa, oltre a generare percezione di insicurezza, finisce per fornire altresì
copertura alla criminalità definita «grande», in quanto crea collusioni e
complicità L'imprenditore o il commerciante che usa una parte di lavoro nero, o
che vende una parte della sua merce senza fatturarla e senza Iva, difficilmente
denuncerà l'estorsore di cui è vittima, perché teme di mettersi in evidenza e di
mettere in evidenza così i suoi altarini interni. Tutto questo porta dritto ad
una conclusione: serve una lotta all'illegalità a 360 gradi, così come fece
Rudolph Giuliani, da sindaco di New York. Combattere la piccola illegalità è
propedeutico e a volte strumentale a combattere la grande. Ovviamente non
sostituisce la lotta alla grande criminalità, ma la deve affiancare e deve
creare nelle nostre città il senso di un ordine che è fatto di regole alle quali
tutti ci atteniamo e che a tutti facciamo rispettare.
E' qui che la collaborazione del
mio Ministero con gli enti locali e con le polizie municipali dovrà dare i suoi
frutti, giacché il tema, dopo il passaggio ai Comuni di tanti poteri
amministrativi in precedenza spettanti alla pubblica sicurezza, investe in primo
luogo le loro responsabilità.
Ma noi saremo al loro fianco.
Perché interventi nazionali — che, sia chiaro, non dovranno paralizzare le
iniziative locali — eviteranno il rimbalzo dall'una all'altra città di attività
trattate da ciascuno con regole diverse. E perché la legalità non può valere a
singhiozzo.”
Giuliano Amato,Ministro
dell'Interno,
Il Ministro Amato
dimostra ancora una volta la sua sensibilità per i problemi della percezione
della sicurezza e della certezza della pena, in merito ai quali più volte si è
animato il dibattito anche in sede locale, ma soprattutto ribadisce il suo
apprezzamento per il lavoro che le Forze dell’ordine e la Magistratura hanno
fatto e stanno facendo a Padova, e per questo lo ringrazio a nome di tutti i
responsabili della sicurezza.
Già più volte il
Ministro ha indicato quali esempi l’operazione tramonto del 12 febbraio scorso e
la restituzione dei locali del Gramigna alla disponibilità del Comune di Padova.
Nell’intervista pubblicata sul Corriere il Ministro sottolinea, a tal proposito,
che l’intervento nei confronti del Gramigna era stato da tanto tempo richiesto
con grande rilievo da più parti, ma quando è stato effettuato non ha avuto quel
risalto che meritava, soprattutto da parte dei mass media
nazionali.
Paolo Padoin
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