FONDI STATALI A FILM SU EX-BR

Ex Ministro dei beni culturali
Una nuova, sconcertante puntata dei favori ancora concessi ai reduci degli anni di piombo è raccontata (8 agosto 2008) sui principali giornali italiani. Riprendo il resoconto di Repubblica in un articolo” Film sugli ex Br con fondi di Stato Bondi: offensivo, non accadrà più.” di Concetto Vecchio.
Ancora
prima della presentazione al festival di Locarno il "Sol dell´avvenire", il
documentario su Alberto Franceschini e i pionieri reggiani delle Br, è già un
affare di Stato. Il ministro Sandro Bondi ha usato parole di fuoco, dopo
averlo visto in anteprima: «Offende la memoria delle vittime, dà voce
esclusivamente ai protagonisti di un’ideologia criminale». Giovanni Berardi,
membro del direttivo dell’associazione delle vittime, ce l’ha con l’ex ministro
Francesco Rutelli, che l’ha finanziato: «A noi ci hanno negato le pensioni e
loro hanno sostenuto un film dove a parlare sono ancora una volta i
brigatisti». Di fronte alle polemiche Gaetano Blandini, direttore generale per
il cinema dei Beni Culturali, recita il mea culpa: «Chiedo scusa. Noi purtroppo
esaminiamo i progetti e non i film finiti. In futuro su simili temi
coinvolgeremo l’Associazione dei familiari delle vittime». Perché, sottolinea
Bondi, «non vogliamo più sostenere opere che riaprono ferite nella coscienza
del nostro paese».
Il finanziamento del
film è stato deliberato nel 2006: la
somma è di 250 mila euro. Regista: Gianfranco Pannone. Coautore: Giovanni
Fasanella, autore di molti libri sugli anni di piombo. Il plot: riunire dopo 40
anni cinque amici della Fgci di Reggio Emilia che tra il ‘68 e il ‘70 divisero
una "comune": Alberto Franceschini, Roberto Ognibene, Loris Tonino
Paroli, Paolo Rozzi e Annibale Viappani. Tutti andarono al congresso di
Pecorile, autunno ‘70, che sancì in qualche modo l´atto di nascita delle Br.
Franceschini, Ognibene e Paroli scelsero la lotta armata, Rozzi e Viappani no.
Franceschini fu insieme a Curcio il capo delle prime Br, Ognibene si macchiò
del battesimo di fuoco delle Br a Padova, uccidendo nel ‘74 i missini Graziano
Giralucci e Giuseppe Mazzola, Paroli militò nella colonna torinese. Rozzi
scelse il Pci, oggi è nel Pd. Viappani confluì nella Fiom.Fasanella li ha messi
attorno a un tavolo, li ha fatti parlare. Cosa accadde in quegli anni? «Non mi
considero un terrorista, eravamo delusi dal Pci che aveva tradito la
Resistenza» dice Paroli, oggi pittore a Reggio. Il film finisce con un’amara
carrellata di foto di morti, da Luigi Calabresi ad Aldo Moro, per ristabilire
una distanza con il discorso dei reduci. Quando Il Venerdì di Repubblica, un
mese fa, pubblicò un´anticipazione, Silvia Giralucci, figlia di Graziano, passò
una notte insonne, sconvolta dalla foto di Ognibene che pasteggia in allegria
con i vecchi compagni. Berardi, dopo aver letto del film sui giornali, ha
subito chiamato Fasanella: «Ti farò la guerra». Fasanella replica a muso duro:
«Non mi accodo a quelli che dicono che i terroristi non hanno diritto di
parola, al contrario sul terrorismo ci sono un sacco di cose da scoprire. Sono
stato tra i primi a dedicare libri alle vittime, come quello con Sabina Rossa.» La proiezione a Locarno ha avuto naturalmente
successo, e ha riscosso anche un giudizio parzialmente positivo di Sabina Rossa,
forse influenzata dal libro di Fasanella di cui è protagonista. Bruno
Ventavoli su La Stampa del 10 agosto 2008 riferisce che a Locarno la prima
proiezione pubblica del «Sol dell'avvenire» ha riscosso applausi dalla platea
e l’approvazione di Salvatores. I protagonisti appaiono vecchi, appesantiti
nel fisico, forse nella coscienza. Il film non li fiancheggia né li esalta,
cerca solo di capire - se mai è possibile - perché la banalità del male a un
certo punto ha trionfato. «È un contributo importante - dice Sabina Rossa -
per capire che cos'è successo. L'unica pecca è la tendenza di alcuni
protagonisti a un’autoassoluzione un po' facile. Noi parenti delle vittime non
ci aspettiamo il pentimento, vogliamo che vengano riempite le pagine bianche
della storia. I brigatisti non devono salire in cattedra ma devono aiutarci a
capire che cos'è successo». Sollevati, alla fine, anche i due autori. «Finalmente
la gente ha visto il nostro film - dicono Fasanella e Pannone -, è stato
assurdo bocciarlo prima che venisse proiettato. Ci siamo sentiti feriti per
l'accusa di aver offeso le vittime del terrorismo. L'offesa è che la storia di
quegli anni sia stata rimossa. Perché non abbiamo, per molti delitti, i nomi
dei colpevoli? Perché non sappiamo la verità su Moro?». Il
punto di vista dei cineasti è però riassunto dal regista
Marco Bellocchio, intervistato
su questo tema da Maurizio Porro sul Corriere della Sera dell’11 agosto: «Mi
stupisce la modestia, per non dire la miseria, di una complessità intellettuale
povera... il cinema rispecchia la loro mediocrità». E i legami con la
sinistra? «Le pistole della Resistenza passano di mano. C'era una sinistra che
senza essere favorevole aveva uno stupore benevolo nei confronti di chi sparava,
avendo poca considerazione dello Stato». Giusto che questi film siano
finanziati con soldi statali? «Con i soldi pubblici non si fanno mai per
nessuna ragione film a favore del terrorismo, sarebbe osceno e vergognoso; ma
Pannone voleva solo ragionare sui fatti, interrogarsi e far conoscere un pezzo
della nostra storia». I rapporti col Partito comunista? «I brigatisti si
ispiravano a una rivoluzione mancata. Nel partito ci sono state ben note
doppiezze e ambiguità: non va scoraggiato l'interesse dei giovani che vogliono
sapere e la storia d'Italia che va scomparendo».
Non
bastavano le
prese di posizione e gli atti delle Autorità francesi a difesa
sostanziale,
anche se non formale, dei fuoriusciti degli anni di piombo. Adesso
scopriamo
che il Governo Prodi-Rutelli ha sconsideratamente concesso, offendendo
la
memoria dei parenti delle vittime, che giustamente hanno protestato, un
contributo sostanzioso a un film nel quale i Br
assassini rievocano e esaltano le loro imprese senza alcun cenno di pentimento. Prodi, dopo l’uscita di scena post-elettorale, si era
ritirato in
disparte, ma ha trovato il modo di presentarsi in veste ufficiale a
ritirare un
premio concesso dall’ex terrorista Sergio
d’Elia.
Rutelli, in qualità di vice-premier e Ministro dei beni
culturali, ha dato il suo
benestare, spero inconsciamente, alla concessione del contributo al
film
citato. È un vero insulto
agli italiani costretti a tirare la cinghia: si sperperano fondi
pubblici per
finanziare iniziative che gridano vendetta nei confronti delle tante
vittime
del terrorismo. Ma la Corte dei Conti che ci sta a fare? Spero che il
Presidente Napolitano, uno dei pochi che si è sinceramente
battuto a favore dei
parenti delle vittime e contro l’esaltazione degli ex-terroristi,
prenda
posizione ancora una volta. Le polemiche forse impediranno che il
documentario sia diffuso nei grandi circuiti cinematografici, ma, come
ho ripetuto più volte, la potente lobby
degli ex terroristi ed ex-sessantottini è dura a morire!!!
Paolo Padoin, Prefetto di Torino
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