RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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RIFORME E CLASSE POLITICA


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Scambio di consegne Chirac - Sarkozy




    Il dibattito sui costi della politica ha infiammato questi ultimi mesi e ha indotto il Governo a presentare un provvedimento legislativo che riduca la presenza degli eletti nazionali e locali. Ma, come in tutti i campi della nostra vita quotidiana, esiste anche un problema di qualità.
A questo proposito debbono essere accolti con favore e speranza tutti quei tentativi di migliorare la preparazione e quindi la qualità del personale politico, soprattutto dei giovani che aspirano a sostituire i geronti che sono attualmente saldamente alla guida dei nostri partiti e movimenti.
    Molte correnti di pensiero invitano a guardare all’estero, in particolare a Paesi come la Spagna, che in questi anni ha rinnovato e ringiovanito apparati politici e burocratici, e la Francia, che recentemente ha espresso un Presidente della Repubblica cinquantenne della levatura di Sarkozy.
    Proprio con riferimento alle prime apprezzate mosse del neopresidente francese sono stati fatti paragoni con la situazione italiana, e a tal proposito riporto una lucida analisi di Ilvo Diamanti (da Repubblica del 15 luglio 2007 “Nel Paese debole esplode la voglia di un "uomo forte").
«Sorprende lo straordinario successo di Nicolas Sarkozy in Italia. Paragonabile a quello che gli è stato tributato nel suo Paese. Anche in Italia Sarkozy piace, alla classe politica e agli elettori. Di destra, sicuramente, ma anche di sinistra. Forse perché rappresenta ciò che in Italia attendiamo, inutilmente, da troppo tempo: il rinnovamento. Sarkozy, infatti, è veramente un "homo novus", come lo ha definito Barbara Spinelli (su "La Stampa"). "Sospettato" di essere accentratore e decisionista. Secondo la tradizione e il linguaggio francese: un "bonapartista". Determinato a interpretare la parte del "Presidente che governa" (anche se in modo flessibile, come segnalava nei giorni scorsi Bernardo Valli, su "la Repubblica"). Ma più che un vizio, per gran parte degli elettori (anche di sinistra) questo è un pregio. Una virtù. In Francia e ancor più in Italia. Dove avanza, inarrestabile, una grande voglia di "cesarismo" (versione italiana del "bonapartismo"). In un recente sondaggio condotto da Demos-Eurisko per "la Repubblica" (su un campione nazionale rappresentativo), infatti, l´84% degli italiani si dice d´accordo con l´affermazione: "Ci vorrebbe un uomo forte a guidare il Paese". Perché "oggi c´è troppa confusione". Il dato è ancora più clamoroso se valutato in termini di tendenza. Visto che dal 2004, fino a novembre 2006, era cresciuto dal 49% al 56%. Mentre negli ultimi sei mesi la domanda di "un uomo forte alla guida del Paese", in Italia, è aumentata di 30 (!!!) punti percentuali.(…)
 Il sostegno più convinto, infatti, proviene dagli elettori di An e della Lega Nord: 96% in entrambi i casi. Non dissimile dal dato espresso dagli elettori di Forza Italia: 93%. Tuttavia, questo orientamento è largamente condiviso anche sul versante politico opposto. Perfino tra coloro che si collocano all´estrema sinistra e fra gli elettori di Rifondazione Comunista, infatti, la voglia di un "uomo forte alla guida del Paese" è vicina al 70%. Questa dilagante simpatia "cesarista" può suggerire il diffondersi, nell´opinione pubblica, di sentimenti autoritari. Tuttavia, fra gli italiani, il valore della democrazia resta elevatissimo. Circa l´80% dei cittadini lo considera "il migliore dei mondi possibili" (Indagine Demos-FNE-Pragma, settembre 2005). Anche se quasi il 60% dei cittadini si dice "insoddisfatto del funzionamento della democrazia in Italia" (Demos-Eurisko, giugno 2007). Più che un sentimento autoritario, allora, questo orientamento segnala "voglia di autorità". Di "democrazia efficiente". E´, quindi, anzitutto, un segno di sfiducia verso le istituzioni, i partiti (oppure ciò che ne resta e residua) e la classe politica (nel senso oligarchico, attribuito da Gaetano Mosca).
Peraltro, questo sentimento riflette la tendenza, ormai consolidata nell´Italia della (cosiddetta) seconda Repubblica, di ricondurre ogni soggetto politico e istituzionale a "singole persone". Lo Stato: identificato con Ciampi oppure Napolitano. Il governo: riassunto nella figura di Berlusconi o di Prodi. I partiti: tutti, impersonati dai leader. E ancora, gli enti territoriali, impersonati dai sindaci e dai presidenti. (..)Gli italiani, dunque, vorrebbero partiti e istituzioni "personali" più autorevoli, con cui confrontarsi direttamente.
Da ciò, la domanda di semplificare la rappresentanza politica, fino a trasformare il bipolarismo in bipartitismo. E questo in bipersonalismo. Non a caso la voglia di "uomo forte" è, appunto, più "forte" (oltre 5 punti percentuali) tra gli elettori dei due schieramenti che vorrebbero trasformare la loro coalizione in un "partito unico". Assistiamo, dunque, a una duplice richiesta di semplificazione: riassumere la sfrangiata e sparsa compagine dei partiti e dei partitini in due soli grandi soggetti politici; in due grandi partiti. Da ricondurre, a loro volta, a due leader. Un modello americano, insomma. Oppure "alla francese", ma nella versione interpretata, in questa fase, da Sarkozy. (Il quale, peraltro, ambisce a riassumere "entrambi gli schieramenti", destra e sinistra, nel suo "governo presidenziale").  (…) L´accelerazione, davvero formidabile, che ha caratterizzato la domanda di "uomo forte" negli ultimi mesi riflette il malessere - acuto - della società, frustrata da un deficit di autorità e di senso. Senza guida, senza riferimenti condivisi. A livello politico, ma anche culturale. Un Paese dove è difficile perfino individuare i "poteri forti". Ostaggio di mille "poteri deboli". Capaci di "interdire" ma non di "dire". Di "porre" veti, ma non di "imporsi" agli altri. Di agire nel retroscena, non sulla ribalta. Come una commedia senza soggetto e senza sceneggiatura. Senza protagonisti. Recitata da comparse. (..)Da ciò la difficoltà, per noi, di imitare il modello francese. (..)…
».
    Questa richiesta di istituzioni che decidano è evidente nei comuni: i cittadini chiedono ai Sindaci, eletti direttamente da loro, di risolvere rapidamente i problemi e sono soddisfatti quando ricevono risposte concrete e immediate. Soprattutto in tema di sicurezza si rilevano alleanze bipartisan fra sindaci di grandi e medie città confinanti che, pur partendo da posizioni politiche diverse, arrivano alle stesse conclusioni ritenendo saggiamente che la tutela della sicurezza non sia né di destra né di sinistra, ma sia volta a soddisfare una primaria esigenza degli abitanti, ed è proprio questo che i cittadini pretendono giustamente da chi li governa.

    


   Paolo Padoin 


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