L'IMPASSE DELL'UNIVERSITÀ

La Scuola Normale Superiore di Pisa
In un articolo pubblicato
il 5 settembre da “Repubblica” dal titolo La grave impasse
dell´Università, il Prof. Salvatore Settis, Direttore
della Scuola Normale Superiore di Pisa, affronta senza tanti fronzoli e
peli sulla lingua i principali problemi della nostra Università.
Ne riporto gli stralci più significativi:
“Dorme d´estate, l´università. Ma si preparano intanto le offensive d´autunno: la calma piatta che regna da troppo tempo, la paralisi dei reclutamenti e delle risorse, non può durare in eterno. Affilano le armi rettori e sindacati, corporazioni accademiche e gruppi di potere: ma per molti il terreno da conquistare non è un disegno complessivo che renda l´Italia degna dell´Europa, ma qualche sub-emendamento alla Finanziaria, da presentare alle Camere sotto Natale contando che nessuno se ne accorga. In questo finto letargo sembra esserci spazio per tutti (anche per le peggiori proposte pro domo sua) ma anche, si spera, per il ministro. «Dal livello dell´università e della ricerca dipende una parte decisiva del destino del nostro Paese», aggiunge Mussi, ed è perciò necessario al tempo stesso «destinare più risorse al sistema e garantire l´efficacia e l´efficienza della spesa».
Affermazioni importanti, che meritano pieno sostegno. Si moltiplicano intanto, però, pesanti indizi di deterioramento del clima. Un dato di grande interesse emerge da un campione, pari a circa il 25% del totale, del primo round dei fondi di ricerca distribuiti ai giovani (entro il nono anno dopo il Phd) dal Consiglio Europeo delle Ricerche. La lezione è chiara: la maggior parte dei giovani più brillanti che l´Italia produce non hanno fiducia nel proprio Paese, che pure ha saputo formarli in modo adeguato e a caro prezzo.
L´ampio reclutamento di ricercatori previsto nell´ultima Finanziaria, di per sé positivo, non tocca il problema. L´Italia deve assicurare ai giovani non solo l´accesso al gradino iniziale della carriera universitaria ("ricercatore"), ma anche ai gradi superiori, associato e ordinario. Il micidiale invecchiamento dei docenti italiani, conseguenza del localismo delle carriere, va corretto velocemente, consentendo da subito ai giovani, sulla base esclusiva della qualità e del merito, l´accesso ai gradi più alti: esattamente com´è in tutti i Paesi con cui asseriamo di voler competere.
Accade invece, in questa imbarazzante penisola, che si stiano cucinando provvedimenti di segno opposto, che privilegiano l´anzianità e ignorano il merito. Qualche esempio. I deputati Adenti e Li Causi (entrambi Udeur) hanno presentato il disegno di legge 93/2007, per «tutelare i diritti costituzionali dei professori incaricati esterni». I professori incaricati esterni (pochi ormai lo sanno), nominati anno per anno, nel 1973 vennero "stabilizzati" in perpetuo senza concorso; nel 1980 fu garantito a tutti l´inquadramento ope legis come associati dopo un esame ad personam. Di segno affine è la proposta, già avanzata da varie forze politiche nella scorsa legislatura, di nominare di botto "professori di terza fascia" tutti gli attuali ricercatori, si capisce senza aumentarne lo stipendio di un centesimo: anche in questo caso si fa ricorso alla sinistra parola "stabilizzazione". Peggio ancora, secondo il disegno di legge 1439/2007 del Sen. Russo Spena (Rifondazione Comunista), la docenza universitaria dovrebbe essere «riorganizzata in un ruolo unico articolato in tre fasce, dove l´accesso alla docenza avviene in via ordinaria mediante concorso per l´assunzione nella terza fascia», con promozioni ad personam alle fasce superiori.
E´ urgentissimo bandire nuovi concorsi per associato e per ordinario, ora paralizzati perché il vecchio meccanismo localistico fu abolito dalla legge Moratti in fine di legislatura (il decreto legislativo 164 ha la data del 6 aprile 2006), senza i relativi regolamenti di attuazione. La legge Moratti cedette a spinte corporative (per esempio, con quote riservate al personale già in servizio), ma ebbe il merito di de-localizzare i concorsi introducendo un meccanismo nazionale di selezione, che con l´inserimento di commissari non italiani (nello spirito di Mussi) e con altre possibili semplificazioni può rappresentare un rimedio temporaneo alla paralisi odierna.
Il "Patto per l´università e la ricerca" che Mussi e Padoa-Schioppa hanno co-firmato, e che discuteranno con la Conferenza dei Rettori il 12 settembre, contiene molti elementi positivi e apre la porta a qualche speranza, purché comporti un sostanzioso e immediato aumento delle risorse, per passare dall´attuale 0.88% del PIL alla media Ocse (1,2%), traguardo positivo a patto di raggiungerlo entro il 2009. Ma nessuna crescita delle risorse salverà l´università italiana dalla bancarotta se non si accompagnerà a una gestione più accorta della spesa da parte degli Atenei e a misure intese a valorizzare esclusivamente il merito, a promuovere rapide carriere dei migliori, a ridare all´Italia il suo posto in Europa.
Il testo integrale si può consukltare nel link
http://rassegnastampa.unipi.it/
rassegna/archivio/2007/09/05SIH3017.PDF ."
Forse con meno chiacchiere e dibattiti e con maggiore pragmatismo anche da parte dei rettori si riuscirebbero a risolvere i maggiori problemi dell’Uinversità. Come in tanti altri settori della spesa pubblica, ad esempio quella degli enti locali, è parzialmente vero che forse i fondi mancano, ma è soprattutto vero che in parte sono proprio spesi male.
Paolo Padoin
“Dorme d´estate, l´università. Ma si preparano intanto le offensive d´autunno: la calma piatta che regna da troppo tempo, la paralisi dei reclutamenti e delle risorse, non può durare in eterno. Affilano le armi rettori e sindacati, corporazioni accademiche e gruppi di potere: ma per molti il terreno da conquistare non è un disegno complessivo che renda l´Italia degna dell´Europa, ma qualche sub-emendamento alla Finanziaria, da presentare alle Camere sotto Natale contando che nessuno se ne accorga. In questo finto letargo sembra esserci spazio per tutti (anche per le peggiori proposte pro domo sua) ma anche, si spera, per il ministro. «Dal livello dell´università e della ricerca dipende una parte decisiva del destino del nostro Paese», aggiunge Mussi, ed è perciò necessario al tempo stesso «destinare più risorse al sistema e garantire l´efficacia e l´efficienza della spesa».
Affermazioni importanti, che meritano pieno sostegno. Si moltiplicano intanto, però, pesanti indizi di deterioramento del clima. Un dato di grande interesse emerge da un campione, pari a circa il 25% del totale, del primo round dei fondi di ricerca distribuiti ai giovani (entro il nono anno dopo il Phd) dal Consiglio Europeo delle Ricerche. La lezione è chiara: la maggior parte dei giovani più brillanti che l´Italia produce non hanno fiducia nel proprio Paese, che pure ha saputo formarli in modo adeguato e a caro prezzo.
L´ampio reclutamento di ricercatori previsto nell´ultima Finanziaria, di per sé positivo, non tocca il problema. L´Italia deve assicurare ai giovani non solo l´accesso al gradino iniziale della carriera universitaria ("ricercatore"), ma anche ai gradi superiori, associato e ordinario. Il micidiale invecchiamento dei docenti italiani, conseguenza del localismo delle carriere, va corretto velocemente, consentendo da subito ai giovani, sulla base esclusiva della qualità e del merito, l´accesso ai gradi più alti: esattamente com´è in tutti i Paesi con cui asseriamo di voler competere.
Accade invece, in questa imbarazzante penisola, che si stiano cucinando provvedimenti di segno opposto, che privilegiano l´anzianità e ignorano il merito. Qualche esempio. I deputati Adenti e Li Causi (entrambi Udeur) hanno presentato il disegno di legge 93/2007, per «tutelare i diritti costituzionali dei professori incaricati esterni». I professori incaricati esterni (pochi ormai lo sanno), nominati anno per anno, nel 1973 vennero "stabilizzati" in perpetuo senza concorso; nel 1980 fu garantito a tutti l´inquadramento ope legis come associati dopo un esame ad personam. Di segno affine è la proposta, già avanzata da varie forze politiche nella scorsa legislatura, di nominare di botto "professori di terza fascia" tutti gli attuali ricercatori, si capisce senza aumentarne lo stipendio di un centesimo: anche in questo caso si fa ricorso alla sinistra parola "stabilizzazione". Peggio ancora, secondo il disegno di legge 1439/2007 del Sen. Russo Spena (Rifondazione Comunista), la docenza universitaria dovrebbe essere «riorganizzata in un ruolo unico articolato in tre fasce, dove l´accesso alla docenza avviene in via ordinaria mediante concorso per l´assunzione nella terza fascia», con promozioni ad personam alle fasce superiori.
E´ urgentissimo bandire nuovi concorsi per associato e per ordinario, ora paralizzati perché il vecchio meccanismo localistico fu abolito dalla legge Moratti in fine di legislatura (il decreto legislativo 164 ha la data del 6 aprile 2006), senza i relativi regolamenti di attuazione. La legge Moratti cedette a spinte corporative (per esempio, con quote riservate al personale già in servizio), ma ebbe il merito di de-localizzare i concorsi introducendo un meccanismo nazionale di selezione, che con l´inserimento di commissari non italiani (nello spirito di Mussi) e con altre possibili semplificazioni può rappresentare un rimedio temporaneo alla paralisi odierna.
Il "Patto per l´università e la ricerca" che Mussi e Padoa-Schioppa hanno co-firmato, e che discuteranno con la Conferenza dei Rettori il 12 settembre, contiene molti elementi positivi e apre la porta a qualche speranza, purché comporti un sostanzioso e immediato aumento delle risorse, per passare dall´attuale 0.88% del PIL alla media Ocse (1,2%), traguardo positivo a patto di raggiungerlo entro il 2009. Ma nessuna crescita delle risorse salverà l´università italiana dalla bancarotta se non si accompagnerà a una gestione più accorta della spesa da parte degli Atenei e a misure intese a valorizzare esclusivamente il merito, a promuovere rapide carriere dei migliori, a ridare all´Italia il suo posto in Europa.
Il testo integrale si può consukltare nel link
http://rassegnastampa.unipi.it/
rassegna/archivio/2007/09/05SIH3017.PDF ."
Forse con meno chiacchiere e dibattiti e con maggiore pragmatismo anche da parte dei rettori si riuscirebbero a risolvere i maggiori problemi dell’Uinversità. Come in tanti altri settori della spesa pubblica, ad esempio quella degli enti locali, è parzialmente vero che forse i fondi mancano, ma è soprattutto vero che in parte sono proprio spesi male.
Paolo Padoin
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