LA SCOMPARSA DEL MERITO 2

Dal giornale Repubblica del 30 ottobre 2007 riprendo un interessante articolo di Salvatore SETTIS, Direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, dal titolo significativo "L'università che non premia il merito".
«Che tempi mai sono questi, quando si parla di università ogni giorno per denunciare scandali veri o presunti, e si continua a rimuovere dalla coscienza pubblica il suo problema centrale, quello della qualità? E´ vero, ci sono in qualche università test truccati, lauree honoris causa date con leggerezza, presidi e rettori intriganti, carriere per gli amici degli amici e per i figli di (certi) papà e mamme. E´ vero, tali nequizie vanno denunciate e rimosse. Ma se anche si congegnasse il più drastico dei repulisti e lo si attuasse in un mese, l´università italiana resterebbe drammaticamente lontana da quella che vorremmo. Qualità della ricerca e degli studi e ricambio generazionale nella docenza sono problemi che non stiamo affrontando, che si vanno incancrenendo a ogni giorno che passa. Scandali e disfunzioni piccole e grandi fanno parte del problema, aiutano a diagnosticarlo: ma questa diagnosi non è la cura dell´università italiana, e chi vuole illudersi che lo sia inganna colpevolmente se stesso e gli altri.
Nella ricerca come nell´alta formazione, si è creato un grande circuito mondiale, che include i Paesi più avanzati (in prima linea gli Stati Uniti) ma ormai anche Cina e India, regolato da una durissima competizione: ognuno cerca di assicurarsi i migliori talenti, offrendo loro le migliori condizioni, attraendoli e reclutandoli il più presto possibile, nel loro periodo più creativo. La nazionalità d´origine conta sempre meno, contano solo il merito e i risultati conquistati sul campo. Questo circuito della ricerca accelera il progresso degli studi e favorisce i giovani più brillanti, proiettandoli sullo scenario mondiale delle loro discipline molto più rapidamente che in passato. Quello che sta accadendo in Italia è esattamente il contrario. Unico in Europa, il nostro sventurato Paese ha bloccato da quasi due anni ogni nuovo reclutamento di professori (prima e seconda fascia), obbligando i giovani più bravi a cercar lavoro altrove: in tal modo, l´enorme investimento in denaro ed energie che l´Italia ha fatto su di loro va a beneficio di altri e più lungimiranti Paesi. Un sistema concorsuale fallimentare, imperniato su scelte corporative e localistiche, ha finito col favorire l´anzianità a scapito del merito, e ci ritroviamo oggi con la classe docente più vecchia d´Europa: ma nulla si è fatto per correggere questa stortura, che "Nature" ha bollato come reverse age discrimination, una discriminazione a scapito dei giovani. La legge Moratti, approvata nelle ultime settimane della scorsa legislatura, provò a introdurre un reclutamento a livello nazionale, ma a un anno e mezzo di distanza non esistono ancora i regolamenti applicativi, che qualsiasi buon funzionario saprebbe scrivere in una settimana. C´è chi parla invece di tornare al sistema concorsuale localistico, volendo contro ogni evidenza ignorarne le storture; c´è chi sostiene che l´Italia (unica in Europa) dovrebbe reclutare solo al terzo livello ("ricercatori"), con promozioni interne ad personam, per anzianità: come se si trattasse di impiegati delle Poste. C´è chi, dimentico dei guasti provocati da altre "stabilizzazioni" ad personam nel 1980, invoca una generalizzata stabilizzazione ope legis, in seconda terza o quarta fascia, in nome della "lotta al precariato": senza voler vedere che, più precari dei precari, abbondano in Italia giovani brillantissimi ancora in cerca del loro primo lavoro di ricerca e d´insegnamento, e che è su di loro che dobbiamo puntare.
Intanto il Consiglio Nazionale delle Ricerche boccheggia, i fondi pubblici di ricerca e gli investimenti in ricerca delle imprese fanno a gara nell´arretrare di anno in anno, gli stipendi di ricercatori e docenti sono fra i più bassi d´Europa. Ai nostri giovani più dotati e brillanti si apre una sola scelta, emigrare o giacere in una lunga e frustrante anticamera. Per converso, mentre altri Paesi d´Europa (Gran Bretagna, Francia e Germania, ma anche Belgio, Olanda, Spagna) hanno elaborato strategie assai efficaci di attrazione dei migliori talenti, pochissimi stranieri scelgono di trasferirsi in Italia. A noi toccherà dunque celebrare in gran pompa i centenari di Galileo e di altri grandi scienziati italiani del passato, e assistere impotenti alla fuga dei nostri talenti migliori, autocondannandoci alla mediocrità? Dovremo inchinarci al potere del Fato, quando veniamo a sapere che i docenti oltre i 60 anni sono in Italia (in percentuale) il quintuplo che negli Stati Uniti? Dovremo gioire quando ci vien detto che partono finalmente (in ottobre!) i bandi di ricerca ministeriali per i progetti di interesse nazionale per il 2007, e dimenticare che anche col recentissimo aumento siamo comunque agli ultimi posti d´Europa?
Università e ricerca sono dappertutto uno dei principali motori dello sviluppo, e camminano in tutto il mondo a ritmi serrati in un clima sempre più competitivo, richiedono costanza degli investimenti e qualità delle scelte. Interrompere anche per un solo anno il flusso dei reclutamenti e dei finanziamenti può avere conseguenze drammatiche: studiosi che emigrano attratti da migliori condizioni di lavoro, gruppi di ricerca che si disfanno, progetti che si arenano, energie che si disperdono, scoraggiamento e frustrazione diffusa, demotivazione anche dei più tenaci. Questo è lo spettacolo che stiamo offrendo oggi a noi stessi, in una paralisi senza precedenti, a cui né la Finanziaria né altre leggi sembrano ad oggi voler rimediare. Fino a quando? Che tempi sono questi?»
Alle giustissime osservazioni di Salvatore Settis aggiungo una considerazione di carattere più generale. La scarsa valutazione del merito e l'egualitarismo giuridico ed economico, voluti per tanto tempo dai sindacati, specialmente nel pubblico impiego, e accolti supinamente dalle pubbliche amministrazioni, hanno contribuito a produrre nel tempo una certa disaffezione dei pubblici dipendenti verso il proprio lavoro. Anche a livello dirigenziale i vari sistemi di spoils system, i gradimenti politici, le cordate interne alla burocrazia hanno fatto sì che, almeno in parte, fossero privilegiati i più introdotti nel sistema, i furbetti del quartierino, mentre altri magari più meritevoli segnavano il passo. A tale argomento l'ex ragioniere generale dello Stato, Andrea Monorchio, ha dedicato un articolo pungente, apparso sul Messaggero del 3 novembre, che può essere consultato sul link di questo sito: Legalità: La scomparsa del merito 1.
Dovremmo presto correre ai ripari perché ormai i cittadini richiedono giustamente ai politici e ai burocrati una risposta celere ed efficiente alle loro esigenze.
Paolo Padoin
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