RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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La sicurezza nelle città

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Alcune autorevoli analisi sociologiche dimostrano che la società odierna, caratterizzata dalla responsabilizzazione individuale e dalla forse eccessiva tutela della libertà personale, si denota anche come la società dell’insicurezza, dell’aumento della percezione del rischio e in cui cresce la domanda di protezione dell’individuo.

Si tratta di fenomeni che numerosi istituti di ricerca hanno analizzato e segnalato più volte negli ultimi anni, cercando anche di individuare quali siano i fattori oggettivi che possono spiegare il moltiplicarsi delle paure. Indubbiamente la sicurezza è un tema che si presta ad essere cavalcato politicamente; è un bene da società avanzata, che tende ad acquistare peso mano a mano che si espande la sfera individuale; rimane però il fatto che una caratteristica della nostra società è quella di essere emotivamente impaurita, soprattutto per la presenza della criminalità diffusa.

Una recente analisi del CENSIS, pur affermando che gran parte delle province italiane vivono in situazione di relativa tranquillità, ha osservato che la sicurezza percepita è inferiore a quella reale, e può creare allarme sociale, spinte all’autodifesa, discriminazione verso gli immigrati. Un’indagine pubblicata nel 2004 da Eurobarometer nei 15 Paesi che prima dell’ultimo allargamento costituivano l’Unione Europea, ha rivelato come il 49% degli italiani sia convinto che le Forze dell’ordine stiano facendo un buon lavoro nella lotta contro il crimine nella propria area di residenza. Si evidenzia così una domanda di prossimità, posta al centro delle politiche della sicurezza che si vanno affermando nei diversi ambiti urbani e ben interpretata dall’ormai consolidata introduzione del poliziotto e carabiniere di quartiere.

Il Ministero dell’Interno ha aggiornato, come sempre, strategie nazionali e locali, collocando il controllo del territorio al centro di nuove dinamiche che hanno visto il coinvolgimento di tutti i soggetti pubblici e privati presenti sul territorio, in uno sforzo comune di migliorare il clima di serenità sociale. Accanto alle fondamentali attività di polizia finalizzate al contrasto della grande criminalità ed al mantenimento dell’ordine pubblico, si è aggiunta quella di quartiere – attraverso il poliziotto o carabiniere di quartiere - che mira a comprendere i disagi della gente, anticipando le richieste di sicurezza e che, grazie ad una progressiva opera di penetrazione nel tessuto sociale, contribuisce al raggiungimento del prioritario obiettivo della polizia di prossimità.

Tutte queste iniziative possono essere realizzate solo grazie ad una forte collaborazione istituzionale. Nella provincia di Padova, ad esempio, i Sindaci si sono dimostrati sempre disponibili e hanno rappresentato i problemi della sicurezza in generale, senza appuntare esclusiva attenzione alle questioni d’ordine pubblico. Hanno sottolineato l’esigenza di più marcata attenzione ai problemi ambientali e di protezione civile e hanno accolto favorevolmente l’iniziativa di realizzare un sistema di previsione-prevenzione e d’informazione che consenta loro di fornire risposte adeguate ai cittadini.

In questo quadro un cenno particolare merita il tema dell’immigrazione: lo specifico Consiglio territoriale, che dovunque ha svolto un'attività eccellente, ha consentito una corretta valutazione del fenomeno, soprattutto al fine di soddisfare l'esigenza primaria di facilitare l'integrazione e l'accoglienza.

A tal proposito non posso non riferirmi ai recenti eventi francesi, a quanto è avvenuto prima nelle banlieues parigine e poi in altre grandi città francesi. La rivolta dei giovani immigrati della terza generazione, che sono cittadini francesi, ha provocato inizialmente un intervento duro e deciso del Ministro dell’Interno Sarkozy, che ha definito questi giovani feccia e teppisti canaglie e ha deciso lo stato d’urgenza e il coprifuoco, ma ha poi innescato una riflessione più approfondita sul sistema migliore per porre rimedio a questa situazione, tanto che prima il premier De Villepin e poi lo stesso Presidente Chirac si sono rivolti ai manifestanti in toni diversi, appellandosi ai “giovani dei quartieri difficili che, qualunque siano le loro origini, sono tutti figli e figlie della repubblica”.

 L’integrazione è la grande sfida dell’Europa: dalla Spagna all’Italia, dai Paesi Bassi alla Gran Bretagna, dalla Francia alla Germania la situazione varia in parte, ma resta il fatto che il problema immigrazione, che è ai suoi primi passi nelle nostre società, debba essere canalizzato, regolato e governato. Dopo il mercato unico, la nuova frontiera dell’Europa sarà proprio quella di riuscire ad assorbire ed integrare le nuove ondate migratorie.

La sicurezza, come più volte rilevato, è ormai una delle questioni strategiche nel governo di qualsiasi comunità e a livello territoriale va privilegiata la dimensione locale: la città, nel caso di realtà urbane di dimensioni medio-piccole; il quartiere per le aree metropolitane più estese.

In Italia il Ministero la possibile estensione dell'esperienza del poliziotto e carabiniere di quartiere in molte zone delle città deve essere collegata anche con l’attività della polizia municipale, che,oltre a essere disponibile per la rilevazione degli incidenti stradali, può concorrere all’azione di controllo del territorio. E’ molto importante valorizzare l’azione e la professionalità dei Corpi di polizia locale, soprattutto associati, che possono offrire un apporto fondamentale per il controllo della provincia e delle città. L’azione generale di controllo in città e in provincia può dar luogo a un sistema d’intervento coordinato e integrato che utilizzi l’azione di prevenzione e repressione di tutte le forze della sicurezza che operano sul territorio, tenuto conto anche dell’attività della vigilanza privata in alcune zone industriali e commerciali. Si può così realizzare un vero e proprio piano modulare di sorveglianza, rinnovabile con la regia dell’organismo dello Stato competente per la zona territoriale interessata, in accordo con i Sindaci. Lo stesso tipo d’organizzazione e di coordinamento è realizzato anche in tema di protezione civile ed ambientale, con il concorso dei Vigili del Fuoco, del Corpo Forestale dello Stato, della Provincia, dei volontari.

Sindaci e Associazioni di categoria hanno più volte evidenziato le richieste delle collettività anche in merito all’esigenza di maggiore certezza della pena. E’ questo il segno che qualcosa non funziona o nella previsione o nell’applicazione della normativa che dovrebbe colpire la criminalità diffusa e che è stata da non molto modificata. Occorre equilibrare le previsioni afflittive con quelle premiali.

Ricordo l’osservazione che l’allora Procuratore Generale della Repubblica di Firenze, adesso a Venezia, ebbe a fare già nel 2001 nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. In estrema sintesi il Procuratore rilevò come una delle ragioni dell'insicurezza si rapportava direttamente alla scarsa efficacia della repressione: la gente avverte di essere sostanzialmente indifesa anche perché vede i ladri arrestati uscire subito o quasi dal carcere,e tornare baldanzosi alla vita disordinata di prima. Sono state inasprite le pene per alcuni delitti (furto ad es.), ma il problema resta quello dell’effettività della pena. Ha aggiunto ancora l’Alto magistrato che in un sistema che pretende d’essere garantista come il nostro non può essere tenuta in carcere una persona, ancorché colta in flagranza di reato, se mancano ragioni precise e documentate per ritenerne e motivarne la concreta e attuale pericolosità sociale. Ciò purtroppo non accade spesso. E la gente comune conclude che il garantismo vale soprattutto per chi delinque e non per i cittadini che contro la delinquenza dovrebbero essere tutelati.

L’impegno dello Stato e delle Forze dell’ordine sul territorio dovrà essere supportato da adeguate politiche d’integrazione, d’accoglienza, di ripristino delle aree degradate, di educazione alla legalità, soprattutto dei più giovani, da parte anche degli organismi di governo locale,che già sono particolarmente attivi a questo fine, giovandosi anche della grande risorsa del volontariato cattolico e laico.  Un ruolo determinante lo svolgono e lo svolgeranno sempre più anche i media,che influenzano grandemente l’opinione pubblica quando decidono di realizzare in questo campo un modo di comunicazione enfatizzato. La migliore collaborazione fra istituzioni e media, soprattutto locali, è essenziale per fornire ai cittadini un’equilibrata visione e concezione della realtà.

Questa dovrebbe essere la linea da seguire:potenziare l’ausilio dei moderni sistemi tecnologici, utilizzare in modo ancor più coordinato, con scambi reciproci d’informazione e analisi delle situazioni, le risorse umane disponibili, applicando quei criteri di sussidiarietà verticale e orizzontale che tutti invocano, ma che molti in pratica non applicano, attendendo l’intervento “dall’alto”. Sarà essenziale a tal fine la critica, ma anche la collaborazione dei cittadini quali soggetti attivi non soltanto della politica della sicurezza, ma di tutte le multiformi attività in cui si esprime la convivenza civile.(*)


Paolo Padoin (Prefetto di Padova)

 

 

(*) Sintesi dell’ntervento al Convegno Sinpref del 2-3 dicembre 2005 a Cesenatico




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