ATENEI, BILANCI FALLIMENTARI

Università di Siena
Dal Sole 24
ore veniamo informati (articolo di Gianni Trovati del 24 luglio corr.)
che la Commissione tecnica per la finanza pubblica del Ministero
dell’Economia avrebbe ipotizzato alcune misure, in parte urgenti,
in parte a lungo-medio termine, per riportare in ordine i conti
dell’accademia italiana. L’articolo completo può
essere consultato sul sito:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/
2007/07/24SII2104.PDF.
I tecnici del Ministero hanno individuato, a quanto riporta il quotidiano citato, due malattie dei bilanci universitari: la dinamica insufficiente e discontinua dei finanziamenti pubblici e le politiche troppo allegre di assunzione e promozione del personale a livello locale. La soluzione del problema dovrebbe trovarsi nella creazione di un sistema di finanziamento che incentivi le gestioni virtuose e renda economicamente sconvenienti le storture.
La finanziaria del 1998 aveva stabilito che i costi fissi del personale di ruolo non potessero superare il 90% del Ffo (Fondo di finanziamento ordinario), ma in 18 atenei questo rapporto ha superato ampiamente questa quota. In prima fila ci sono i tre atenei toscani e i tre naopletani ( Siena 101,4 – Firenze 99,4 – Napoli II Università 98,8 – Pisa 96,9 – Napoli orientale 96,7 – Napoli Federico II 96,0), seguiti a breve distanza da Bari 95,8 – Trieste 95,7 – e Roma La Sapienza 94,6.
Il Sole 24 ore rileva perciò che alcuni atenei hanno di fronte il rischio concreto del dissesto finanziario e, se non si corre ai ripari in fretta, il fenomeno si potrà estendere anche alle università oggi gestite in modo più oculato.
COMMENTO (PURTROPPO) RIPETUTO
Da quest’analisi risulta chiaro che le ragioni del dissesto di alcuni atenei non sono strutturali, ma derivano dalla poco oculata gestione degli organi politico-amministrativi che da tempo li governano. Poiché quindi la malagestione deve imputarsi soprattutto a questi ultimi, non sarebbe opportuno che i rimedi suggeriti dagli esperti del Ministero dell’economia siano messi in atto da persone diverse da quelle che hanno ottenuto gli scoraggianti risultati sopra ricordati? Alle competenti Autorità centrali l’ardua risposta.
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/
2007/07/24SII2104.PDF.
I tecnici del Ministero hanno individuato, a quanto riporta il quotidiano citato, due malattie dei bilanci universitari: la dinamica insufficiente e discontinua dei finanziamenti pubblici e le politiche troppo allegre di assunzione e promozione del personale a livello locale. La soluzione del problema dovrebbe trovarsi nella creazione di un sistema di finanziamento che incentivi le gestioni virtuose e renda economicamente sconvenienti le storture.
La finanziaria del 1998 aveva stabilito che i costi fissi del personale di ruolo non potessero superare il 90% del Ffo (Fondo di finanziamento ordinario), ma in 18 atenei questo rapporto ha superato ampiamente questa quota. In prima fila ci sono i tre atenei toscani e i tre naopletani ( Siena 101,4 – Firenze 99,4 – Napoli II Università 98,8 – Pisa 96,9 – Napoli orientale 96,7 – Napoli Federico II 96,0), seguiti a breve distanza da Bari 95,8 – Trieste 95,7 – e Roma La Sapienza 94,6.
Il Sole 24 ore rileva perciò che alcuni atenei hanno di fronte il rischio concreto del dissesto finanziario e, se non si corre ai ripari in fretta, il fenomeno si potrà estendere anche alle università oggi gestite in modo più oculato.
COMMENTO (PURTROPPO) RIPETUTO
Da quest’analisi risulta chiaro che le ragioni del dissesto di alcuni atenei non sono strutturali, ma derivano dalla poco oculata gestione degli organi politico-amministrativi che da tempo li governano. Poiché quindi la malagestione deve imputarsi soprattutto a questi ultimi, non sarebbe opportuno che i rimedi suggeriti dagli esperti del Ministero dell’economia siano messi in atto da persone diverse da quelle che hanno ottenuto gli scoraggianti risultati sopra ricordati? Alle competenti Autorità centrali l’ardua risposta.
Paolo
Padoin
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