RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
sen* = Novità

SOFRI PENTITO

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In «La notte che Pinelli», edito da Sellerio, Adriano Sofri offre ai lettori la sua ricostruzione sulla morte dell'anarchico coinvolto nelle indagini sulla strage di Piazza Fontana e anche le sue considerazioni sul proprio ruolo nell'omicidio di Calabresi. Continuando a proclamarsi innocente dal punto di vista materiale, Sofri ammette finalmente una responsabilità «morale»: «Di nessun atto terroristico degli anni Settanta mi sento corresponsabile. Dell'omicidio Calabresi sì, per aver detto o scritto, o per aver lasciato che si dicesse e si scrivesse, "Calabresi sarai suicidato"».

http://www.corriere.it

L’Espresso n 2 del 2009 pubblica un’anticipazione del contenuto del libro: Sofri ricostruisce le varie versioni della caduta dalla finestra di Pinelli. Colpisce il fatto che l'orario della tragedia viene cambiato nel corso degli anni e delle inchieste. All'inizio si parla di mezzanotte, dopo una presunta frase trabocchetto di Calabresi ("Valpreda ha parlato"). Ma questa versione, che confermerebbe la presenza di Calabresi nella stanza mentre Pinelli cadeva, viene, suggerisce Sofri, cambiata: fino ad arrivare alle 19,30. Un gioco privo di ogni senso, perché la ricostruzione di Sofri fa capire che Calabresi, in quel momento, in quella stanza non c'era. Le conclusioni del libro: lo Stato in quegli anni cavalca l'illegalità (ci sono anche parole di polemica con il giudice Gerardo D'Ambrosio, titolare di una delle inchieste); il commissario fa parte di quel sistema. Infine Sofri confessa di non sapere come è morto l'anarchico. Rimane la questione della campagna contro Calabresi. Sofri ripubblica l'appello firmato da centinaia di intellettuali e uscito sul settimanale, allora diretto da Scalfari, per dire che non era una condanna a morte ma un atto di ribellione contro uno Stato che insabbiava le inchieste e i processi.

http://espresso.repubblica.it/

Anche Repubblica del 9 gennaio 2009 dedica ampio spazio all’anticipazione del libro. In un articolo “Sofri: io Pinelli e Calabresi", a firma di Simonetta Fiori, si ribadisce che Sofri, pur escludendo una sua responsabilità penale, ammette per la prima volta una piena responsabilità morale per l’omicidio del Commissario. Quanto al “famigerato” appello degli 800 intellettuali, capeggiati da Eugenio Scalfari, contro Calabresi, pubblicato il 13 giugno del 1971 e firmato dal meglio della cultura democratica dell’epoca, Sofri, pur giustificando i firmatari in considerazione del contesto nell’ambito del quale era stato firmato, afferma che questa considerazione “nulla toglie all’orrore di un delitto che, di lì a poco, avrebbe lasciato sull’asfalto, privo di vita, il Commissario Calabresi”.

http://rassegnastampa.unipi.it

Si tratta dell'ennesimo “pentimento tardivo” da parte di chi è stato, direttamente o anche solo moralmente, coinvolto nell’assassinio del Commissario. Dopo che Scalfari, Mieli, Ripa di Meana, Bobbio hanno riflettuto sulla firma posta in calce al vergognoso appello, adesso Sofri si assume, dopo quasi 40 anni, per la prima volta, la responsabilità morale di quel delitto. Meglio tardi che mai, anche se non credo che questo sia di gran conforto alla vedova e al figlio di Calabresi e a tutte le persone oneste che mal sopportano da sempre la sovraesposizione mediatica e politica di ex terroristi e affini.

  Paolo Padoin
 

 


                          




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