RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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EUROPA E SICUREZZA


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XIV GIORNATE EUROPEE DEI RAPPRESENTANTI TERRITORIALI DELLO STATO Leon (Spagna) , 5-7 luglio 2007 TAVOLA ROTONDA

Le giornate europee dei Rappresentanti territoriali dei principali stati U.E. si svolgono annualmente e consentono ai partecipanti di dibattere i temi di comune interesse a tutti gli Stati. Quest'anno l'Italia è stata rappresentata dai prefetti di Salerno e Torino, dei quali riportiamo gli interventi.

L’ATTIVITA’ DI COORDINAMENTO DEL PREFETTO PER LE OLIMPIADI INVERNALI  2006

Per entrare nell’argomento del coordinamento della sicurezza olimpica, occorre premettere che, nell’ordinamento italiano, la “sicurezza pubblica” è, insieme con l’ordine pubblico, di competenza dello Stato e, in particolare, del Ministro dell’Interno che riveste il ruolo di Autorità Nazionale di Pubblica Sicurezza, cioè è responsabile a livello politico generale della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, avvalendosi del Dipartimento della p.s. e di più organi di alta consulenza, fra i quali il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, da lui presieduto,di cui fanno parte i vertici delle Forze dell’Ordine. A livello periferico il sistema si impernia sulle figure del Prefetto, Autorità Provinciale di p.s. per tutti gli aspetti politico-amministrativi, del Questore, Autorità Provinciale di p.s. sotto l’aspetto tecnico-operativo, del Comandante provinciale dei Carabinieri, Arma a competenza generale per la sicurezza, e del Comandante provinciale della Guardia di Finanza. Il Prefetto, che ha compiti di coordinamento dell’attività delle varie forze di polizia, si avvale di un organo consultivo, il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica , da lui presieduto con la partecipazione dei responsabili provinciali delle forze dell’ordine, del Sindaco del Comune Capoluogo e del Presidente della Provincia.

Passando ad analizzare il caso specifico delle Olimpiadi Invernali di Torino 2006, è opportuno sottolineare che, sotto l’aspetto normativo, l’obiettivo di assicurare un sereno svolgimento dei XX Giochi Olimpici invernali è stato perseguito dal Governo italiano attraverso la scelta fondamentale di affrontare la sfida “a legislazione vigente”, cioè senza derogare con provvedimenti straordinari al regime delle competenze stabilito dalla legge in tema di sicurezza e in precedenza sommariamente delineato.

Peraltro, al fine di snellire alcune procedure in materia di sistemazione urbana e consentire l’adozione degli opportuni provvedimenti per la viabilità, il Governo ha fatto ricorso alla dichiarazione di “grande evento” e all’adozione di provvedimenti amministrativi ad hoc, senza peraltro nominare appositamente un Commissario Straordinario.

Come è noto, le Olimpiadi si sono svolte nella provincia di Torino e, in particolare, nel capoluogo (con 4 siti competitivi (Palasport, Torino Esposizioni, Palazzo a vela, Oval Lingotto), 1 sito di allenamento,  1 villaggio per atleti, 6 villaggi per i “Media” e 3 siti non competitivi) ed in sei comuni distribuiti nelle valli Chisone (con  3 siti competitivi e 1 sito non competitivo) e Susa (con. 6 siti competitivi (Sauze d’Oulx, Bardonecchia, Cesana Pariol, Cesana San Sicario, Cesana Fraiteve, Sestriere) e 3 siti non competitivi (Villaggio Olimpico – Bardonecchia, Villaggio Olimpico – Sestriere, Allenamento sci alpino e fondo - Claviere)). All’evento olimpico di Torino, tenutosi dal 10 al 26 febbraio 2006, hanno preso parte 85 paesi, 5.400 atleti, 1480 appartenenti alla Famiglia Olimpica, 1.174.920 spettatori e 11.300 giornalisti.
Per quanto concerne la pianificazione e gestione della sicurezza dell’evento olimpico, il Comitato Nazionale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica aveva stabilito di utilizzare il sistema previsto dalla legge n. 121/81, con l’individuazione del Prefetto di Torino come Autorità responsabile in sede locale supportata da un apposito Gruppo di Pianificazione della Sicurezza costituito presso la Prefettura di Torino. Inoltre, era prevista la partecipazione delle forze dell’ordine (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato, Polizia Penitenziaria e Polizia Municipale), degli organismi di soccorso tecnico e sanitario (Vigili del Fuoco, emergenza medica e Protezione Civile), delle Forze Armate e degli Enti Locali a 14 Gruppi di Lavoro suddivisi per specifiche competenze (Logistica, Cerimoniale, Sicurezza siti, Intelligence, Controllo del territorio e ordine pubblico, Sicurezza ferroviaria, Sicurezza stradale, Sicurezza aerea, Difesa Civile, Trasmissioni, Protezione Civile, Controlli di frontiera, Protezione Dignitari e Pubblica informazione) e coordinati dal Prefetto.

Il sistema messo a punto prevedeva che gli unici responsabili della gestione dell’ordine e della sicurezza pubblica, prima e durante gli eventi, fossero gli organismi centrali e periferici del Ministero dell’Interno, che avrebbero dovuto occuparsi delle misure di sicurezza presso i villaggi ed i siti olimpici e della protezione degli atleti, delle delegazioni e delle personalità. Al riguardo, il Ministero dell’Interno, in data 14 dicembre 2005, emanava una Direttiva generale per il governo dell’ordine e della sicurezza pubblica e per la gestione integrata delle emergenze in vista dei giochi olimpici invernali. Tale provvedimento disciplinava l’attuazione in termini operativi degli indirizzi e degli obiettivi fissati per l’evento dal Ministro dell’Interno, attraverso l’emanazione di indicazioni che identificavano le linee programmatiche per le pianificazioni di dettaglio, di competenza di Prefetto e Questore.

In particolare la direttiva in argomento individuava:

-               i soggetti responsabili, a livello centrale e periferico, delle attività e decisioni inerenti alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica ed al mantenimento dell’ordine pubblico, specificando poteri, responsabilità e condizioni per il loro esercizio nelle varie fasi concernenti sia la gestione dei servizi di ordine e sicurezza pubblica,  sia dei possibili scenari di crisi;

-                gli strumenti occorrenti all’attività di prevenzione antiterrorismo o, comunque, idonei a contenere le conseguenze di azioni illegali per i cittadini e preservare l’azione di governo delle Istituzioni;

-               gli strumenti attuativi a disposizione delle Autorità di sicurezza (Centri di Comando e Controllo) a livello centrale e periferico per il coordinamento dei servizi di ordine e sicurezza pubblica e la gestione di situazioni emergenziali;

-               le misure da adottare nell’immediato per la gestione dell’emergenza, per il mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica e per assicurare la continuità delle funzioni di governo.

In precedenza era già stato istituito, con compiti di raccolta, analisi, gestione e scambio delle informazioni sia a livello nazionale che internazionale, il Centro Nazionale di Informazione sulle Olimpiadi (C.N.I.O.), coordinato dal Direttore dell’Ufficio Ordine Pubblico del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno e composto da rappresentanti del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero dell’Interno - Dipartimento della P.S. (Direzioni centrali interessate), della Prefettura di Torino, della Questura di Torino, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, del Corpo Forestale dello Stato, dell’Interpol, dell’Europol e da Ufficiali di collegamento appositamente inviati dai Paesi partecipanti ai Giochi.

Da un punto di vista operativo, la struttura di coordinamento e gestione della sicurezza - articolata in un organo centrale, dislocato a Torino nello stesso edificio in cui è stata attivata la Centrale Operativa del Comitato Organizzatore delle Olimpiadi, e in più Centri di Comando periferici, posti presso ogni sito olimpico - veniva denominata Centro di coordinamento della sicurezza e della gestione delle emergenze olimpiche ed era destinata a supportare il processo decisionale del Prefetto e del Questore negli ambiti di propria responsabilità .

Tale struttura era suddivisa in tre aree:

 L’Area di coordinamento, diretta da un vice Prefetto, con il compito di supportare il processo decisionale del Prefetto nell’ambito del coordinamento degli enti esterni al sistema della pubblica sicurezza, degli avvenimenti che potevano avere ripercussioni sul regolare svolgimento dei Giochi e della tempestiva circolazione delle informazioni necessarie tra le diverse aree;

L’Area operativa, diretta da un Dirigente della Polizia di Stato, per la condivisione delle informazioni, il coordinamento e l’integrazione operativa tra tutte le forze impegnate nel dispositivo di sicurezza e di ordine pubblico

L’Area degli enti locali e dei servizi pubblici essenziali, ove erano allocati i rappresentanti di Enti, Aziende ed organismi titolari di funzioni o erogatori di servizi di pubblica utilità operanti nel teatro olimpico, per garantire con immediatezza il necessario supporto informativo e di intervento alle operazioni.

Il sistema si completava, a livello decentrato, con la Sala Comando di Sito, costituita in ogni sito olimpico, con un responsabile per la sicurezza pubblica che costituiva il riferimento sul posto per ogni problematica.

Per quanto concerne il dispiegamento delle Forze di Polizia, durante l’intero periodo olimpico sono stati complessivamente utilizzati nei contingenti di rinforzo, 9278 uomini, così suddivisi: Polizia di Stato: 4388; Arma dei Carabinieri: 3489; Guardia di Finanza: 1101; Corpo Forestale dello Stato: 250; Polizia Penitenziaria: 50.In particolare sono stati impiegati 18 primi Dirigenti, 49 Vice Questori Aggiunti e 35 Commissari Capo della Polizia di Stato, 80  Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri e 34 della Guardia di Finanza.Anche il dispositivo ordinario d’intervento dei Vigili del Fuoco sulla provincia di Torino è stato potenziato per le Olimpiadi con consistenti e mirati incrementi di uomini, equipaggiamenti e mezzi.

In aggiunta a quanto sopra esposto, per quanto riguarda la gestione della sicurezza olimpica, il Prefetto ha:

- coordinato una specifica attività di prevenzione e monitoraggio delle infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti e per la sicurezza dei cantieri olimpici; 

- approvato un’apposita pianificazione volta a fronteggiare la minaccia NBCR (Nucleare, Batteriologica, Chimica, Radiologica);

- coordinato l’impiego dei contingenti di rinforzo di Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato, Polizia Penitenziaria con l’attività espletata dall’Esercito Italiano nel quadro dell’Operazione Domino, avviata a seguito degli attentati dell’11 settembre 2001.

Per evidenti motivi di sicurezza è stata altresì ritenuta necessaria, con la collaborazione  del C.O.F.A (Comando Operativo Forze Aeree) e all’utilizzo di mezzi Awacs per il controllo radar della NATO, di caccia intercettori F-16, di slow mover intercettori MB 339, di elicotteri HH 3F e di missili HAWK con funzioni di batterie contraeree dell’Esercito, la limitazione dello spazio aereo. Infine, per quanto concerne la circolazione stradale, l’elevato numero di mezzi circolanti durante l’evento, cui assicurare priorità, ha reso indispensabile disciplinare il traffico mediante ordinanza del Prefetto che ha previsto su alcuni tratti stradali in area montana: il divieto di transito delle merci pericolose (ad eccezione dei veicoli trasportanti olio combustibile per auto trazione e riscaldamento); il divieto di transito di tutti i mezzi non provvisti di apposito pass; il divieto nelle ore diurne del transito dei veicoli con massa superiore a 7,5 t..

Goffredo Sottile  (Prefetto di Torino)


 

La sicurezza dei cittadini: quale prevenzione ?

La domanda di sicurezza ha, oggi, nella scala sociale dei bisogni, un posto di assoluto rilievo. Essa si sostanzia in un bisogno di tutela, in senso fisico, morale, sociale e politico, ritenuto indispensabile per l’armonico sviluppo della società. E tale bisogno si esprime come desiderio di protezione dai rischi interni, esterni, accidentali e relazionali, che minano la percezione della pace sociale. Al riguardo, però, è opportuno fare una distinzione tra sicurezza della persona e dei suoi beni (safety) e sicurezza-tranquillità della collettività (security); si tratta di due concetti, accomunati dal riferimento alla sicurezza, ma che evidenziano ciascuno uno specifico contenuto che lo caratterizza.

Nel primo caso, espresso dal termine safety, ci riferiamo all’incolumità della persona non solo dal male fisico, ma anche dalle tensioni morali e spirituali; costituisce, insomma, uno stato soggettivo che va salvaguardato dalle minacce che possono metterlo in pericolo.

La security, invece, definisce un percorso che racchiude insieme cultura, studio e gestione della sicurezza della collettività, intesa come realizzazione concreta di misure di prevenzione, siano esse materiali, strutturali, o anche informative e formative, atte , cioè, a conoscere il rischio capace di diventare pericolo.

Si tratta di concetti che danno alla sicurezza il carattere di funzione fondamentale dello Stato, finalizzata a garantire la tranquillità pubblica e, come tale, implicante un ciclo di attività che comprende l’analisi dei fenomeni che possono essere fattori di rischio, l’individuazione delle più opportune misure di prevenzione, la gestione delle attività di protezione.

L’attuale concetto di sicurezza racchiude, quindi, in sé non solo la capacità di prevenire atti che potrebbero turbare l’ordine sociale, ma anche le linee ispirative per l’utilizzo degli strumenti più idonei per attuare i diversi valori che generano il bisogno e che sono, in sostanza, attraverso una diversa lettura, gli stessi valori etici ed istituzionali sui quali si fonda lo Stato.

La sicurezza ha dunque le caratteristiche di attività viva, in continuo divenire ed oggetto di costante studio sulla scorta di esperienze tecniche, normative e con confronti aperti con altre realtà. E’ non solo obiettivo, ma anche metodo. Ha così probabilmente senso anche interpretare il ricorso, negli ultimi anni, alle politiche incentrate sulla “prossimità”. Essa si basa su un indirizzo preliminare: quello di spostare il focus dell’attività di polizia dal momento reattivo-repressivo alla fase preventiva e dissuasiva, di anticipazione degli eventi criminosi. Per conseguire tale obiettivo il percorso individuato fa capo a due referenti essenziali, fondandosi su un approccio, al contempo, politico e amministrativo.

Si vuole anzitutto avvicinare la polizia al primo referente, la popolazione, e ne viene perciò avviata una profonda modificazione dell’organizzazione, dei compiti e delle modalità d’intervento sul territorio, scommettendo sulla formazione di un ascolto attento e di un dialogo ravvicinato e costante. Nei confronti del secondo referente, vale a dire l’ampia platea delle collettività locali, degli organi periferici dello Stato, delle associazioni, si concerta la formulazione dei contratti locali di sicurezza, mirando ad impegnare gli attori locali su scopi condivisi ed iniziative concrete, instaurando forme di sinergia delle competenze diverse, utili a definire una politica unitaria e globale. Si tratta di un approccio che credo meriti grande attenzione. Ad oggi, in Italia come in Francia, i servizi di polizia sono stati riorganizzati su territori circoscritti e ben definiti. Sono stati perseguiti la visibilità della presenza delle forze di polizia e il dialogo necessario a far fronte alle istanze dei cittadini, raccogliendo informazioni e testimonianze e migliorando il servizio al pubblico attraverso la raccolta a domicilio delle denunce e l’aiuto alle vittime dei reati: il tutto, nell’ambito di piani territoriali specifici sottoposti a valutazione dei risultati. La politica, poi, dei contratti locali di sicurezza va radicandosi sul territorio. Ha sviluppato esperienze anche significative rispetto a situazioni di grave disagio.

Il progetto della “prossimità” è però ancora agli esordi: nato, come detto, in funzione di un ripensamento culturale generale delle politiche di sicurezza maturato nell’ultimo quarto di secolo, esso ritengo abbia attualmente bisogno di avvalersi, da un lato, di convinte sinergie istituzionali, dall’altro, di approfondimento e di studio.

L’ampiezza delle funzioni in materia di sicurezza si esprime, a livello periferico, nella generalità delle competenze del prefetto, che, quale organo periferico del Ministero dell’Interno, al fine di rendere fruibili le opportunità richieste dal corpo sociale tendenti a conseguire accettabili livelli della qualità della vita, stimola sinergicamente la collaborazione delle diverse componenti territoriali. Il cittadino, i gruppi sociali locali, diventano così protagonisti di una sicurezza “partecipata” e sensori del controllo sociale. In sostanza, questa è la chiave di lettura più efficace, in termini propositivi, per soddisfare il bisogno di sicurezza, nella sua accezione attuale.

L’ordinamento italiano considera il prefetto uno strumento di governo delle realtà provinciali, un organo che preordina ed agevola l’impegno tendente a soddisfare le esigenze conoscitive, valutative, propositive e di mediazione delle realtà esistenti sul territorio. Queste ultime, perlopiù, si presentano sotto forma disarticolata e complessa di più fenomeni sociali, distinti tra loro, ma aggregati nella percezione del rischio che possono recare alla pacifica convivenza. E’ questa una caratteristica peculiare con la quale il prefetto, nel suo ruolo di rappresentante del Governo nella provincia, si propone come sintesi unitaria delle problematiche articolate e complesse rilevabili sul territorio, per la prevenzione ed il superamento degli squilibri che mettono in pericolo la pace sociale.

Varie sono le iniziative promosse, nell’ambito della mia attività di Prefetto di Salerno, che danno conferma dell’importanza del descritto ruolo del prefetto in ambito provinciale, nella veste di rappresentante del Governo, di autorità provinciale di pubblica sicurezza, di organo provinciale di protezione civile, nonché come punto di riferimento per le autonomie e per gli uffici periferici dell’amministrazione dello Stato, per prevenire possibili turbative dell’ordine pubblico e sociale, e per l’adozione di soluzioni ed interventi in ambito provinciale.

Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, che è l’organo di consulenza del prefetto nella materia in questione, si è confermato proficuo strumento di coordinamento delle forze di polizia, nonché importante momento di sintesi di tutte le problematiche attinenti l’ordine e la sicurezza pubblica. Il contributo offerto risulta rilevante nella trattazione di affari concernenti l’azione di contrasto alla criminalità comune ed organizzata, nonché nella prevenzione dell’insorgere di turbative di ordine sociale.

Le linee delle azioni individuate in seno al Comitato hanno trovato sviluppo nella pianificazione di attività di controllo coordinato del territorio. Al riguardo, vengono svolte numerose sedute, estese alla partecipazione dei sindaci di quei comuni della provincia, nel cui territorio si registra una diffusa percezione di insicurezza, associata ad un intreccio di fenomeni connessi allo scadimento delle condizioni di vivibilità. In sede di Comitato si è, dunque, affermato il principio che l’azione di prevenzione e tutela della sicurezza pubblica non è un impegno che può restringersi alle sole forze dell’ordine, ma che deve svolgersi con il concorso di tutte le componenti sociali attivando ogni opportuna sinergia.

In tale quadro risultano realizzate azioni congiunte per il presidio del territorio (in collaborazione con le polizie municipali), ed individuate attività di prevenzione sotto varie forme (educazione alla legalità, controllo tecnologico del territorio, polizia di prossimità).

Accanto all’attività del Comitato è stato, poi, incentivato il ricorso allo strumento del protocollo d’intesa. Ad esempio, l’istituzione di un Comitato di coordinamento sulla sicurezza dei luoghi di lavoro ha valorizzato la collaborazione ed il coordinamento degli enti preposti ai controlli in tale settore, individuando le linee di intervento per potenziare il contrasto al fenomeno delle irregolari condizioni di sicurezza e salute dei lavoratori. L’organismo ha, quindi, proceduto a promuovere la sottoscrizione di un protocollo di intesa, col quale viene prevista la realizzazione di una capillare attività informativa e formativa.

Altra occasione di intesa è stato promossa per la prevenzione del racket e dell’usura in provincia. Vi hanno aderito banche, fondazioni, associazioni antiracket ed antiusura, la Camera di commercio ed associazioni delle categorie economiche, per favorire l’accesso ai finanziamenti come strumento di sostegno per le piccole e medie imprese in difficoltà e la creazione di un osservatorio per il monitoraggio sull’uso dei fondi assegnati nel contrasto al fenomeno.

La provincia di Salerno è una delle province italiane più estese e con una superficie disomogenea. Le sue aree, infatti, per alcuni aspetti (ambienti urbani, condizioni socio-economiche, patrimonio culturale) non presentano continuità territoriale. L’eterogenea morfologia del territorio e l’elevata frammentazione comunale (158 comuni) hanno condizionato negativamente lo sviluppo economico e sociale del territorio. Per questo la situazione generale della provincia salernitana è caratterizzata da tensioni, spesso sommerse, nelle condizioni di convivenza e nei rapporti sociali, suscettibili di evolvere negativamente in termini di ordine pubblico; ciò concorre a determinare gravi condizioni di degrado sociale accentuando quei fenomeni nei quali trovano terreno fertile per espandersi, nelle variegate manifestazioni, i rischi che attentano alla pace sociale.

Le esperienze realizzate e citate sono solo un aspetto parziale della potenziale capacità di ascolto che la prefettura ha nei confronti della realtà sociale della provincia. E’ comunque un ascolto attivo che, quotidianamente, raccoglie le richieste individuali e collettive del bisogno di sicurezza, complessivamente inteso, facendo corrispondere interventi immediati o, in caso contrario, iniziative nel breve periodo.

E’ una esplicita risposta di garanzia per il cittadino, attraverso cui può essere sicuramente alimentato il comune bisogno di sicurezza.

                                      Claudio MEOLI  (Prefetto di Salerno)


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