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Da "Il Mattino" di Padova del 16 febbraio 2009: Parla il pm Spataro «A Battisti non dev'essere permesso di esprimersi»

«Cesare Battisti è stato uno dei criminali più determinati delle Brigate Rosse a cui non dovrebbe più essere concesso di parlare. Non perché un condannato debba sparire nelle patrie galere. Ma perché non si deve dare la parola a chi non è disposto ad una sillaba di autocritica». Esordisce così Armando Spataro, il pm che istruì il processo ai Proletari Armati per il Comunismo, al convegno tenuto a palazzo Moroni sulla mancata estradizione di Battisti da parte del Brasile. «La follia drammatica del terrorismo - continua Spataro - ha come contraltare di falsità un perdonismo strisciante. In realtà è stata una follia piccolo-borghese, che ha visibilmente rallentato lo sviluppo dell’Italia». Spataro ha stretto in un abbraccio affettuoso i familiari dell’Associazione Vittime del Terrorismo. Infatti il convegno è stato organizzato da Silvia Giralucci, figlia di Graziano, ucciso insieme a Giuseppe Mazzola il 17 giugno 1974, in via Zabarella, nella sede padovana del Msi. Fu il battesimo di fuoco delle Br. La Giralucci ha posto l’interrogativo sul discusso status di rifugiato politico accordato a Battisti dal ministro brasiliano della Giustizia, Tarso Genro. In Italia invece è stato condannato all’ergastolo per quattro omicidi commessi tra il 1977 e il 1979, espatriato in Francia e poi in Brasile, dove è stato arrestato nel marzo del 2007. «Una vittima del terrorismo è un lutto per la società e la collettività dovrebbe farsene carico - afferma Silvia - Per Lino Sabbadin (freddato con quattro colpi di pistola a Mestre il 16 febbraio 1979 da un commando di tre terroristi dei PAC, ndr) nemmeno una corona per trenta lunghi anni, mentre per Cesare Battisti si è attivata una lobby di intellettuali». A fare da contraccolpo tredici casi di torture dichiarate ai danni dei presunti terroristi, l’assenza di Battisti dalle aule del processo e quindi una condanna in contumacia e insomma, per chi difende la causa Battisti, un processo «fondamentalmente viziato». Sull’assassinio del macellaio Sabbadin «il governo brasiliano non ha capito niente - attacca il figlio Adriano - La mia famiglia attende un atto di giustizia da 30 anni. Quando mio padre è stato ucciso avevo 17 anni e da allora ho perso la fiducia nella giustizia. Ringrazio il governo italiano per gli sforzi di queste settimane». Una vita intenta a combattere un pregiudizio strisciante secondo il quale «se mio padre è stato ucciso qualcosa avrà fatto». C’è voluto un libro, «Il silenzio degli innocenti», per spiegare la verità della famiglia Sabbadin. Presenti in sala Paladin anche Giovanni Bachelet, figlio del professor Vittorio ucciso dalle Brigate Rosse il 12 febbraio 1980 con sette proiettili calibro 32 Winchester nell’atrio della facoltà di Scienze politiche de La Sapienza. (el.sc.)



 

 


                          




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