SPRECHI PRIVILEGI E BILANCI

Al bilancio dell'Università di Siena continueranno
a mancare oltre 46 milioni di euro, quelli che l'ateneo aveva chiesto
allo Stato per reintegrare la corresponsione degli aumenti di stipendio
per il personale dal 1993 al 1999 e dal 2000 al 2001 (quando
è cambiata la normativa sulla base della Finanziaria del
2000). La prima sezione del Tar della Toscana ha pubblicato
recentemente la sentenza (la decisione è stata presa nelle
sedute del 28 marzo e del 18 aprile) che boccia il ricorso presentato
nel 2005, definendolo «infondato»:
l'Università non ha diritto ad alcun rimborso. E questo
perché la legge 537/93 «non impone allo Stato di
coprire " a pie’ di lista" le spese sostenute dagli atenei
per il rispettivo personale, non attribuisce, dunque,
alI’Università un diritto soggettivo perfetto
(incondizionato) ma si limita ad istituire un fondo
vincolato».
Una batosta, per l'ateneo senese,
secondo cui le spese per il personale - inclusi gli aumenti retributivi
- avrebbero dovuto invece fare sempre carico al bilancio dello Stato,
anche in caso di eccedenza rispetto al fondo ordinario. Per questo i
legali dell'Università chiedevano il riconoscimento di quasi
29,4 miliardi di lire per coprire gli aumenti dal '93 al '99 e di 59,8
miliardi di lire dal 2000 al 2005. In totale, la richiesta era di
condannare il ministero dell'Università al pagamento di
46.101.145,15 euro, quasi 90 miliardi di lire.
Una cifra che però, almeno
per quanto ha deciso il Tar, non entrerà nelle casse
delI'ateneo. Che anzi viene bacchettato nella sentenza: «Se
si può parlare di diritto soggettivo delle
Università, si tratta solo del diritto alla piena e corretta
distribuzione del fondo ordinario, salvi i limiti di
quest’ultimo, fissati di anno in anno mediante lo
stanziamento delle leggi di bilancio dal legislatore, il quale si
è riservato di determinarlo a propria discrezione, nel
quadro della progressiva riduzione dell'impegno finanziario dello Stato
per le Università, con l'attribuzione a queste ultime
dell'autonomia e dell'inerente responsabilità».
Motivo per cui le Università - cosa che non è
accaduta a Siena, per 46 milioni di euro - non devono poter prevedere
entrate eccedenti quel fondo. (Dal Giornale della Toscana del 18 luglio)
Azione Universitaria inoltre ha
presentato recentemente in Toscana un dossier, denominato “Il
Feudo: sprechi, privilegi e nepotismi negli Atenei", dedicato fra
l’altro ad argomenti quali “Il Tar annulla concorso
e relativa commissione a Palermo”, “La signoria
fiorentina”, che sono stati oggetto di numerosi commenti da
parte sia della stampa nazionale, sia di molti siti specializzati. Il
dossier dovrebbe trasformarsi in un libro con la collaborazione degli
studenti iscritti alle varie università. L'Assessore
all'Università della Regione Veneto, presente
all’incontro, nel commentare positivamente
l’iniziativa, ha aggiunto che, ”dopo aver
verificato l'incidenza dei fondi regionali destinati alle
Università del Veneto per i master, ha appurato che gli
studenti beneficiano soltanto del 6 per cento di aiuto concreto nel
lavoro a differenza degli 8 milioni di euro che noi
stanziamo”. (Dal Giornale della Toscana del 19 luglio).
In merito alla sentenza osservo che l’interpretazione (confermata perché
già espressa per altri casi) del Tribunale Amministrativo
Regionale toscano spegne definitivamente le speranze dei vari atenei
spendaccioni di ottenere il ripianamento degli enormi debiti insipientemente accumulati con il generoso intervento del Ministero,
cioè dello Stato, cioè di tutti noi contribuenti.
Ripeto ancora una volta che le Università in colossale
deficit dovrebbero essere commissariate senza alcuna
possibilità di sanatorie. Chi avrebbe il dovere
d'intervenire batta finalmente un
colpo!!!!
Paolo
Padoin
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