RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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IL PREFETTO L'EUROPA E GL STUDENTI

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Palazzi Berlaymont e Charlemagne, sedi delle Istituzioni europee

Nell’ambito del programma realizzato per le celebrazioni del 50° anniversario della firma dei Trattati di Roma, ho fortemente voluto dialogare con voi, gratificato dalla vostra entusiastica partecipazione e stimolato dal vostro interesse.
Erano tempi pieni di grande fervore democratico quelli che segnarono l’avvio verso la costruzione di un’Europa unita. La fine della guerra e soprattutto il desiderio di lasciarsi alle spalle una tragica stagione di dolori e distruzioni, fu il primo impulso che portò al disegno di un’integrazione tra i popoli europei. Dapprima si sviluppò il progetto di una unione doganale, poi della produzione di energia atomica, elementi che sono alla base di ciò che venne istituito con la firma dei Trattati, la Comunità Economica Europea e la Comunità Europea dell’Energia Atomica, poi entrati in vigore il 1 gennaio 1958.
La cerimonia si tenne in Campidoglio, il 25 marzo 1957, nella Sala degli Orazi e Curiazi, la stessa dove recentemente gli attuali 25 paesi membri dell’Unione Europea, hanno firmato la Costituzione Europea. Una sorta di corso e ricorso storico che fissa un percorso avvincente verso l’affermazione della democrazia e del civile progresso tra i popoli europei.
I trattati di Roma sono ricordati, in primo luogo, per l’istituzione della CEE, con la quale si decise l’eliminazione dei dazi doganali, una tariffa doganale esterna comune, l’introduzione di politiche comuni nei settori dell’agricoltura e trasporto, la creazione di un fondo sociale europeo, l’istituzione della Banca Europea degli Investimenti. In una sola parola si intendeva affermare principi che consentissero la cooperazione tra gli stati membri; tutto ciò dopo una lunga stagione di guerra e di odio che, fortunatamente, non avevano distrutto completamente la fiducia che si potesse costruire un futuro di serenità e di prosperità sotto la bandiera della pace che raccoglie gli ideali di tutti gli uomini ispirati dal senso di fratellanza e di comunione.
Negli articoli più significativi di questi Trattati, che ebbero un significativo prologo nella Conferenza di Messina del 1955, sono ricorrenti le espressioni di “unione tra i popoli europei”, di “azione comune verso il progresso economico e sociale”, di “miglioramento costante delle condizioni di vita”, di “sviluppo armonico”, di “solidarietà, pace e libertà”. La libera circolazione delle persone, dei servizi, delle merci e dei capitali, suggellate nei Trattati, servirono a dare vigore ai nobili ideali morali, civili e politici che oggi l’Unione Europea pone come scopo ultimo della sua stessa esistenza e come garanzia assoluta per l’affermazione di un principio di solidarietà che valica i confini storici dei paesi membri e spazia nell’intera area comune dove risiede la sola forza di questo patrimonio. E’ l’affermazione piena del principio di sovranità non più espressione di ideale nazionalistico ma sovranazionale, attraverso un comune spirito identitario europeo.
Le scelte comunitarie originarie si sono poi ramificate in altri settori di cooperazione. Nel sociale, nell’ambiente, nel sostegno alle scelte di sviluppo, ed in quelle non meno importanti del rapporto con i paesi del Terzo Mondo.
Gli ulteriori significativi momenti di perfezionamento e parziale modifica che sono intervenuti successivamente nell’ambito della esperienza comunitaria coi Trattati di Bruxelles del 1965, con l’Atto Unico Europeo nel 1986, con il Trattato di Maastricht del 1992, di Amsterdam del 1997, di Nizza del 2001, con quello che adotta la Costituzione per l’Europa del 2004, hanno espresso le trasformazioni nel frattempo intervenute nell’ambito della idea comunitaria del dopoguerra, si sono, in un'unica parola, aggiornati i confini di questa idea, divenuta progetto, e poi realtà.
In tutto il nostro Paese si sta ricordando quest’evento con una serie di manifestazioni – tra le quali anche il conio di una moneta commemorativa del valore di 2 euro - che coinvolgono le massime istituzioni, gli enti territoriali, le comunità scolastiche, culturali ed artistiche, le più autorevoli personalità che coltivano questi ideali.
Mostre, convegni, dibattiti, manifestazioni artistiche e culturali ricordano quei momenti passati alla storia ed al patrimonio civile dell’Europa intera, nei quali furono protagonisti coloro che a pieno titolo sono ricordati come i “padri dellUnione Europea”: Monnet, Schumann, Adenhauer, De Gasperi, Spaak, Spinelli.
La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha inteso sostenere, promuovere e coordinare queste celebrazioni dichiarando “grande evento Europa 2007”, l’insieme delle tante iniziative che si susseguiranno nel corso dell’anno in tutto il nostro Paese.
Ed è per me doveroso ringraziare tutti coloro che hanno contribuito in questa provincia a definire il programma delle celebrazioni locali, tra le quali c’è anche questa videoconferenza che ripeto, rappresenta per me, una delle più attese e volute iniziative, tra le altre promosse, perché si realizza con voi e grazie a voi.
Vorrei concludere collegandomi idealmente a quanto ha affermato il Presidente della Repubblica in un recente incontro presso l’Università di Madrid. Ha, infatti, affermato in quella circostanza che “forti sono le radici dell’Unione Europea, non meno forti sono le sue nuove ragioni”, come dire che se il passato ha fatto grande quello che appariva un ideale, un progetto di grande valore morale, il futuro, che appartiene a noi tutti, ed in particolare a voi giovani, vive ancora di queste passioni, tenacemente trasformate in realtà.(*)
        Claudio Meoli (Prefetto di Salerno)

(*) Intervento in videoconferenza presso l’I.T.C. “A. Genovesi” di Salerno, in collegamento diretto con ventidue plessi scolastici della provincia.- 26 marzo 2007.



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