RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
sen* = Novità

TABUCCHI E BATTISTI


BT

Antonio Tabucchi, intellettuale e scrittore italiano, interviene su Repubblica del 4 luglio con giudizi che ritengo pienamente condivisibili. Scrive Tabucchi: "Il definitivo rifiuto del Brasile di estradare il cittadino italiano Cesare Battisti condannato all´ergastolo per quattro omicidi, non costituisce soltanto un'offesa alla Repubblica italiana, ma è anche una ferita inferta al diritto internazionale. Inoltre, il recentissimo conferimento a Battisti della cittadinanza "onoraria" brasiliana è una beffa che mi ha indotto a rinunciare, con profondo rammarico, all´invito del Festival di Paraty, invito che avevo accettato alcuni mesi fa in virtù della stima per il suo presidente e per il mio editore, che qui ringrazio. Ciò che è davvero paradossale è lo statuto che il Brasile ha attribuito a Battisti: da assassino a eroe, con folle che inneggiano alle sue imprese e striscioni che lo salutano come un "libertador". Ma dello stravolgimento della verità ad uso del popolo non è responsabile solo l´operato di Lula, una buona parte è di certi intellettuali francesi, alcuni di essi ieri maoisti e oggi vicini alla destra, innamorati dei terroristi altrui, che lo hanno fatto passare per un combattente per la libertà. Costoro hanno manipolato la storia italiana recente trasformando in eroici rivoluzionari le Brigate rosse, i NAP e altri terroristi che hanno funestato l´Italia. Latitante da oltre vent´anni, prima in Messico e poi in Francia, probabilmente con l´aiuto di oscure e alte protezioni (non ci si imbarca per le Americhe da un aeroporto francese con un passaporto "falso" che viene riconosciuto tale all'aeroporto di arrivo), Battisti è fuggito nel 2006 in Brasile e immediatamente messo "sotto tutela" dalle autorità  brasiliane alle quali ha dichiarato che in Italia sarebbe stato torturato. In virtù del trattato bilaterale italo-brasiliano l´Italia ne ha chiesto l´estradizione. Il rifiuto di estradizione opposto da Lula concerne l´articolo 3 (paragrafo f) del Trattato secondo il quale un prigioniero non viene estradato nel caso che possa essere oggetto di atti persecutori nelle prigioni del suo paese. Lula insinua dunque che nelle carceri italiane i prigionieri politici vengono torturati. Evidentemente non ha mai consultato i 9 rapporti, pubblicati dal 1992 al 2009, del Comitato di Strasburgo per la Prevenzione della Tortura, che visita in continuazione e senza preavviso tutti i luoghi di detenzione in Europa dai quali risulta che mai in Italia condannati politici abbiano subito torture. Strasburgo ha sempre messo in evidenza le deficienze delle carceri italiane, che conosciamo anche dalla nostra stampa: sovraffollamento, condizioni igieniche precarie, suicidi ricorrenti, aggressioni e maltrattamenti verso detenuti spesso in attesa di giudizio. Ma non ha mai parlato di torture o persecuzioni a prigionieri politici; e se ciò fosse successo, gli assassini di Moro o altri terroristi lo avrebbero fatto sapere".

Speriamo che molti altri facciano sentire la propria voce per condannare il vergognoso rifiuto di estradizione dell'ex terrorista assassino.

Paolo Padoin

Paolo Padoin  

          




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