RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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Come volevasi dimostrare  la campagna a favore della “povera” Petrella ha dato i frutti sperati. L'A.G. ha dato il benestare alla sua liberazione. Ora ci attendiamo che la malata guarisca improvvisamente e imiti Cesare Battisti, facendo perdere le sue tracce prima dell'estradizione. L’intera famiglia Bruni (a Carla si è aggiunta la sorella attrice Valeria Bruni Tedeschi) era scesa in campo a fianco dell’ex brigatista, incurante del lacerante dolore dei familiari delle vittime. E dopo La Repubblica non poteva mancare il Corriere della Sera a far da megafono alle sorelle, all’intellighenzia di sinistra francese e italiana che tanto si batte per la “nobile” causa degli ex brigatisti. Che vittime e parenti delle vittime stiano silenti, di fronte al preoccupante stato di salute (psicologico e accertato da consulenti solo di parte) della Petrella!

         Riporto un estratto significativo dell’intervista rilasciata al Corrierone nazionale il 21 luglio 2008 (autore G. Bianconi) da Valeria Bruni Tedeschi. Parlando della storia della Petrella l’attrice afferma: «È una storia che conosco perché io stessa ho lasciato l'Italia a causa di quegli avvenimenti e ho degli amici che sono stati a un passo da caderci dentro, come si cade nella droga». Nel 1999 inoltre la Bruni Tedeschi ha interpetato un personaggio di una ex-terrorista, simile a quello della Petrella. «Io faccio film, si limita a dire l'attrice, mentre ora è in gioco la vita reale di Marina, ma anche dei suoi familiari e delle vittime di quella storia. Per questo preferisco tacere e lasciar lavorare chi si sta occupando di risolvere il problema». Gli avvocati dell'ex brigatista, per esempio. O il comitato di sostegno che si riunisce ogni settimana in luoghi pubblici di Parigi. Tra gli animatori c'è ovviamente Oreste Scalzone, ormai ex «rifugiato», che commenta: «La solidarietà di Valeria Bruni Tedeschi o le dichiarazioni di Carla Sarkozy sono importanti, perché possono aiutare il Presidente a trarre le conseguenze di ciò che lui stesso ha scritto nella lettera a Berlusconi: l'applicazione della clausola umanitaria inserita nella convenzione sulle estradizioni, che consentirebbe un contro-decreto per bloccare l'estradizione di Marina».

Le pressioni delle lobbies avevano già prodotto i risultati sperati: il 23 luglio la  Petrella è stata trasferita in un ospedale psichiatrico. "Marina Petrella è stata trasferita dal carcere di Fresnes all'ospedale di Sainte-Anne a Parigi, nel primo pomeriggio di oggi, per permetterle di ricevere le cure più indicate al suo stato di salute", si legge in un comunicato della procura generale di Versailles. Questo trasferimento è stato "sollecitato dall'interessata", precisa il comunicato. Il procuratore generale ha dato il via libera dopo un parere medico. Marina Petrella, secondo quanto riferito da familiari e amici, ha perso circa 20 chili. Poi la liberazione per cure.

Ribadisco che intellettuali, politici e responsabili dei mass media dovrebbero contribuire a far cessare lo sconcio di una vasta lobby che, in Italia e in Francia, celebra ancora gli assassini e dimentica coloro che sono morti per la tutela della legalità. Speriamo che il Presidente Sarkozy non segua le indicazioni dei radicalchic francesi e italiani e non blocchi l'estradizione per ragioni umanitarie. Le parole nobili del Presidente Napolitano non sembra siano servite a molto nei confronti di questa potente consorteria, ma spero che non vengano accolte le pretese avanzate da costoro. Dimostriamo almeno in Italia di non essere il Paese dei Campanelli!

Paolo Padoin, Prefetto di Torino

 

                                                       




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