RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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TELECOM E INTERNO

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I mass media nazionali hanno avuto occasione, in questi ultimi tempi, d'interessarsi quasi quotidianamente alla cosiddetta ‘questione morale’. La vergogna degli sprechi e delle ruberie perpetrati da politici nazionali e locali è sotto gli occhi di tutti. Come se non bastasse, anche alcuni rappresentanti istituzionali della tutela della legalità sono stati protagonisti recentemente di situazioni molto imbarazzanti: due prefetti di importanti città sono finiti nel mirino degli organi di stampa (e soprattutto del web) per comportamenti che certo non hanno giovato all'immagine della nostra categoria; altri sono coinvolti in vicende di appalti sui quali indaga lamagistratura. Per fortuna la classe prefetttizia, nella sua stragrande maggioranza, costituisce ancora l'asse portante dello Stato ed è ingiusto che per colpa di pochi il fango sia esteso anche agli altri. Lo stesso Ministero dell'Interno peraltro si trova adesso al centro di un presunto scandalo.

Sul tavolo del Ministro Cancellieri è piombata infatti la lettera in cui il cosiddetto ‘corvo’ del Viminale denuncia gravi irregolarità in gare e appalti del Ministero. Il Ministro, come suo dovere, l'ha subito trasmessa alla Procura della Repubblica di Roma. La vicenda riguarda appalti di forniture e servizi per le Forze dell'ordine e in particolare della Polizia di Stato. È noto che per gli appalti in materia di sicurezza e per alcuni di quelli di carattere militare esiste la clausola della dichiarazione di "opera segretata", che svincola quasi del tutto le relative procedure dalle regole e dai controlli ordinari, rendendo possibili contatti diretti (e successivi consistenti appalti) con ditte scelte dagli Uffici competenti dei Ministeri interessati. La stampa ha segnalato come la Corte dei Conti avesse già denunciato l'abuso del ricorso a questa procedura (che dovrebbe essere un’eccezione) da parte del Ministero dell'Interno. Il quotidiano "La Repubblica" del 4 novembre cita l'ultimo "Referto sulla gestione delle opere segretate" dei magistrati contabili, relativo ad alcuni lavori appaltati dal Viminale e dalla Difesa per un valore di circa 300 milioni di euro. La Corte contesta il «generalizzato ricorso alla segretazione che per legge dovrebbe invece essere limitato a casi speciali» e la sistematica «insussistenza dei requisiti di indifferibilità e urgenza» delle opere per cui si è disposta la segretezza.   tele   tele1

Il "corvo" è certamente persona ben informata, probabilmente interna all'ufficio logistico del Ministero, visto che mostra di conoscere nei dettagli le procedure ministeriali. Nel suo esposto l’anonimo cita le sentenze del Tar che hanno dato torto al Viminale per le procedure relative ad alcuni appalti, in particolare quella che ha interessato il settore delle telecomunicazioni. È scritto nella denuncia che l'Amministrazione, negli ultimi giorni del 2011, aveva stipulato a trattativa privata una convenzione della durata di sette anni con Telecom Italia, per un valore di 521 milioni di euro. Ma stavolta uno dei concorrenti ha contestato il fatto e si è rivolto al Tar. Il “Corriere della Sera” del 4 novembre prende in esame la sentenza del Tar Lazio, adito dall'azienda Fastweb. Ricorda Fiorenza Sarzanini, autrice del pezzo, che Il Tar ha annullato la stipula con motivazioni a dir poco imbarazzanti per un'Amministrazione che deve assicurare il rispetto della legge. È bastato che un'azienda facesse ricorso alla Magistratura amministrativa per portare alla luce patenti irregolarità. La sentenza depositata il 1 giugno scorso non solo dà torto al Ministero dell'Interno e a Telecom, ma li obbliga anche a pagare le spese processuali in favore di Fastweb con un danno che non è soltanto economico, ma soprattutto d'immagine.

L'azienda coinvolta nelle procedure citate risulta dunque Telecom, la stessa che ha assunto recentemente come superdirigente Piergiorgio Peluso. In merito ai contratti fra Telecom e Ministero alcuni giornali avevano giÓ ipotizzato un possibile conflitto d'interessi del Ministro. Siamo fiduciosi che la magistratura chiarisca presto la complessa situazione. 

       Paolo Padoin
 

 


                          




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