NUOVI TEST 2008 (2)

La giornata cruciale dei test d'ingresso alle facoltà di tutt'Italia, in particolare a Medicina, è stata riportata dai giornali con titoli apocalittici. Ne cito alcuni: “I test arrivano con i carabinieri” (Repubblica) : “Atenei, test blindati” (Corriere della Sera), “Università, prove blindate” (La Stampa), “Caos e controlli” (L'Unità), “Università blindate e domande bizzarre” (Il Gazzettino), “Via ai test blindati” (Il Tempo).
Daniela Daniele su La Stampa del 4.9.2008: racconta che “Sono stati 1998 gli iscritti alle prove alla Statale di Milano, per 300 posti, 2500a Bari per 333 o ancora, 2850 a Torino per 494 ingressi previsti e 2461 a Napoli che aspirano a diventare uno dei 250 ammessi. La giornata ha registrato affollamenti, aule blindate, telefoni cellulari sequestrati e persino un arresto. Momenti di tensione a Bari. Tra le aspiranti matricole si sono presentati anche studenti che lo scorso anno non superarono le prove. E proprio loro hanno riconosciuto, tra i tanti in coda, i colleghi indagati per una presunta truffa legata ai test di ammissione del 2007. La loro presenza ha causato disagio e mugugni. «Anche per noi - ha detto il prorettore, Augusto Garuccio -, è un elemento di disturbo, ma la legge non impedisce agli indagati di partecipare ad altre selezioni». Gli studenti sono stati identificati, hanno passato i controlli al metal detector fino alle aule, schermate per impedire l’uso dei cellulari. Tutto l’apparato di vigilanza è costato all’università di Bari 60.000 euro. In seguito alle indagini sullo scandalo dello scorso anno, due giorni fa è stato arrestato Marcantonio Pollice, ritenuto a capo della presunta associazione per delinquere che avrebbe inviato ai candidati, via sms, le risposte giuste. Episodio analogo a Catanzaro, dove ieri è finito agli arresti un addetto alle aule dell’Università Magna Grecia. Walter Mancuso, di 40 anni, è accusato di avere manomesso i plichi dei test dello scorso anno. Contemporaneamente, i carabinieri sequestravano altre 13 lauree (una di queste a Milano, a un avvocato che già esercitava la professione), dopo le tre prese in consegna nei mesi scorsi, per l’inchiesta che ha svelato la compravendita di esami. È stato un test blindato, sorvegliato e senza incidenti anche quello che si è svolto nella facoltà di Medicina e Chirurgia di Ancona, con misure di sicurezza rafforzate un anno dopo lo scandalo dei test truccati che ha coinvolto la facoltà anconetana. Tra gli indagati anche un docente di odontoiatria. Alla Sapienza gli aspiranti al camice bianco sono stati 3.791 per la prima Facoltà di Medicina e 1.163 per la seconda. Tra le contromisure adottate per evitare fuga di notizie, la presenza di un sorvegliante ogni 25 concorrenti. A Napoli, contro i test di accesso alle facoltà a numero chiuso si è schierata l’associazione studentesca Prometeo, che ha protestato con striscioni e slogan, accusando l’Università di violare il diritto allo studio. I test proponevano 33 domande di cultura generale e ragionamento logico, 21 di biologia, 13 di chimica e 13 di fisica e matematica. Queste ultime tre si sono confermate «bestie nere» per gli studenti.”
Non sono mancati commenti particolari: Di padre in figlio di Massimo Gramellini, La Stampa 4.9.2008:
“E’ commovente vedere un papà che accompagna il suo bambino a scuola. Però la commozione cede il passo a un lieve smarrimento quando il bambino ha trentasette anni e il papà non si limita ad accompagnarlo, ma entra in classe con lui e lo aiuta a passare l’esame. Fra le tante squisitezze dei test di ammissione a Medicina c’è infatti anche questa: i papà dottori che si iscrivono ai test per affiancare il figlio nella dura prova. Fino all’anno scorso era una pacchia. I candidati venivano sistemati nei banchi in ordine alfabetico, per cui papà medico e figlio medicabile, titolari del medesimo cognome immacolato, avevano la certezza di operare gomito a gomito, scambiandosi bigliettini con chirurgici movimenti del polso. Alcuni ragazzi risultavano bocciati egualmente, a riprova che i padri, oltre che come padri, erano somari anche come medici. Stavolta il ministero ha smesso di credere nella naturale bontà dell’essere umano: metal detector all’ingresso e posti assegnati in base alla data di nascita. L’odiosa innovazione ha indotto molti suggeritori ad abbandonare l’agone. Un primario in pensione è rimasto stoicamente in aula fino alla fine, spiegando che non era lì per aiutare il camice del suo stesso camice, ma per protestare contro il sistema dei test. Sacrosanto. Se però gli restasse del tempo libero, farebbe bene a estendere la sua protesta all'abitudine tutta italiana di vanificare ogni tentativo (giusto o sbagliato) di selezione. E al malvezzo dei suoi colleghi che, pur di favorire il pupo di casa, non si vergognano di danneggiare gli aspiranti medici che hanno il solo torto di essere figli di un geometra o di un operaio.”
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