RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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EX TERRORISTI

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Si commentano da soli due documenti pubblicati sul sito dell’Associazione Italiana Vittime del Terrorismo. Il responsabile lombardo dell’Associazione Italiana Vittime del Terrorismo e dell’Eversione ha rilevato (Milano, 20 aprile 2008). http://www.vittimeterrorismo.it/
Il caso Sandalo: la carriera politica, lavorativa, educativa, missionaria e santificante degli ex terroristi
Mentre i familiari delle vittime del terrorismo e i feriti superstiti vivono dimenticati e abbandonati dalle istituzioni, molti ex terroristi e fiancheggiatori hanno fatto carriera politica e lavorativa, siedono negli staff più prestigiosi, sono collaboratori istituzionali persino nei Ministeri, godono di stipendi d’oro pagati dalla comunità, sono diventati scrittori e giornalisti, anzi alcuni di loro proclamano la loro santità, predicando nelle chiese o educando i giovani degli oratori parrocchiali. Non parlo della benemerita gara di solidarietà fatta dal mondo cattolico e da quello di sinistra per il recupero e l’inserimento sociale dei terroristi carcerati, avviati a normale attività di lavoro perché rimessi in libertà o perché in regime di semi-libertà per motivazioni varie.A parte il controverso caso “Sofri”, si ricordano continui casi emblematici e discutibili, di riciclare e privilegiare i terroristi, considerati “moralmente ottime persone”, da inserire nelle istituzioni e nei settori più diversi della cultura e del volontariato. Ecco un breve elenco di alcuni personaggi, fra i più noti, che hanno fatto carriera e hanno meritato anche l’attenzione dei mass media: televisioni, radio e organi d’informazione, che spesso inneggiano a questi “eroi della storia e li santificano”.
- Sergio d’Elia, ex terrorista militarista di Prima Linea e fondatore dell’Associazione “Nessuno tocchi Caino” contro la pena di morte, dopo dodici anni di carcere, è approdato nei Radicali ed è stato eletto deputato nella Rosa nel Pugno ed ha ricoperto la carica di segretario alla Presidenza della Camera dei Deputati.
- Giovanni Senzani, il criminologo ex brigatista, lavora al Centro documentazione di un’associazione convenzionata con la Regione Toscana.
- Franco Piperno, ex di Potere operaio, ha trascorso molti anni in esilio in Francia e in Canada. A cavallo del nuovo millennio, è stato Assessore nel Comune di Cosenza, ora insegna Astronomia visiva all’Università di Calabria e pontifica durante le trasmissioni televisive definendo i brigatisti eroi “moralmente ottime persone”, considerate dei criminali soltanto perché sconfitte.
- Susanna Ronconi, assassina delle Brigate rosse e di Prima Linea, attiva nel “Gruppo Abele” di Torino, in qualità di responsabile dell’associazione “Forum Droga”, è stata nominata tra i 70 esperti della Consulta sulle tossicodipendenze dal Ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferreri.
Solo a seguito dell’intervento della Magistratura, il ministro, finito sotto inchiesta per abuso d’ufficio, è stato costretto ad annullare tale nomina, in quanto la Ronconi aveva ricevuto l’interdizione dai pubblici uffici e la designazione era, comunque, illegittima. L’ex terrorista ha protestato e contestato l’interpretazione della legge. Il 1° marzo 2007 si è dimessa, dichiarandosi vittima di un barbaro linciaggio mediatico. Che assurdità: un’assassina che si considera vittima!
- Germano Maccari, uno degli assassini di Aldo Moro, dall’esilio dorato della Svizzera si è riciclato in Italia in lavori socialmente utili.
- Mario Moretti, condannato a sei ergastoli, è uno degli uccisori dell’on. Moro ed è anche depositario omertoso della verità sulla strage di via Fani e sul sequestro, la prigionia, l’interrogatorio e l’uccisione di Aldo Moro. Ebbene l’ing. Borghi (alias Mario Moretti) dirige da anni il sistema d’informatizzazione delle Carceri di San Vittore in Milano, lavorando come tecnico informatico per conto della cooperativa “il giorno dopo” d’ispirazione ciellina, finanziata dalla Regione Lombardia. Nel 2004, Moretti ha parlato in pubblico (immaginate che stupenda lezione civica!), incontrando gli studenti della Scuola di Giornalismo della Provincia di Milano.
- Renato Curcio fondatore delle b.r., dopo avere fatto diciotto anni di carcere, cinque di semilibertà e altrettanti con la condizionale per non essersi macchiato di reati di sangue, è in libertà dal 1993 e dirige una cooperativa editrice, denominata “Sensibile alle foglie”. Con la scusa di presentare i suoi libri, gira l’Italia in modo inopportuno e fuori luogo; pontifica dalle cattedre universitarie e dai palcoscenici teatrali; impartisce lezioni ai giovani antagonisti e disobbedienti su lavoro e precariato; s’identifica in un’azione missionaria di testimonianza e di benemerenza sociale. Curcio è oggi considerato, dai nuovi protagonisti della violenza e dello scontro politico, un pezzo di storia italiana da idolatrare e imitare. Non risulta, purtroppo, che il personaggio abbia fatto uno straccio di analisi politica sulla lotta armata e tanto meno abbia compiuto un percorso di conversione interiore per ripudiare la sua esperienza passata di terrorista. Egli, infatti, non ha mai espresso un giudizio negativo o una condanna  sull’evolversi di sigle e di protagonisti della violenza sia del vecchio, che del nuovo terrorismo ed ha la faccia tosta di dichiararsi “vittima del terrorismo di Stato” per l’uccisione della sua ex compagna Mara Cagol.
- Maurizio Bignami è responsabile delle Case famiglia per la Caritas romana.
- Anna Laura Braghetti, nata a Roma il 3 agosto 1953, fu una dei carcerieri del leader dc Aldo Moro e uccise l’allora presidente del Csm, l’inerme e facile bersaglio, Vittorio Bachelet. Dal suo libro “Il Prigioniero” è stato tratto il film “Buongiorno,notte”.Dal 1994 la Braghetti è impegnata in cooperative nei settori immigrazione e reimpiego di lavoratori svantaggiati. E’, infatti, collaboratrice dell’associazione “Ora d’Aria” dell’Arci. L’ex terrorista ha coordinato anche l’attività di informazione per “Circuml@vorando”, un progetto avviato dal Ministro del Lavoro ai tempi del leghista Roberto Maroni. Dal luglio 2006  la Braghetti ha ottenuto un contratto, scaduto il 31 dicembre 2007, dall’agenzia del Ministero del Lavoro, denominata “Italia Lavoro”, per un progetto che si chiama “Pari” e che prevede la ricollocazione di ex-detenuti. Tale incarico è stato affidato perché la Braghetti, si sostiene, ha saldato il suo conto con la giustizia e ha i titoli e i requisiti per fare questo lavoro, che ha portato buoni risultati. Non sono mancate, a livello parlamentare, proteste e interrogazioni  per chi, macchiatosi di reati di terrorismo, ha ucciso esponenti delle istituzioni. E, quindi, gli ex terroristi non dovrebbero avere alcun titolo per lavorare per quello Stato che hanno tentato di abbattere e  che oggi consente loro di uscire dal carcere. Non è forse meglio che i terroristi  assassini restino in cella  per garantire la certezza della pena, senza sconti?
- Alessandra De Luca, brigatista del processo Moro, candidata con Rifondazione comunista alle regionali del Lazio, svolge oggi un’attività come collaboratrice per l’assessorato alle politiche sociali della Provincia di Roma.
- Roberto Adamoli, l’irriducibile terrorista della colonna Walter Alasia, lavora al Parco Lambro di Milano nel gruppo Exodus, che assiste i tossicodipendenti di Don Antonio Mazzi .
- Lauro Azzolini, al contrario, è occupato in un gruppo per disabili della “Compagnia delle Opere”.
- Vittorio Alfieri, leader della colonna brigatista “Alasia”, è impegnato alla Caritas di Milano.
- Sergio Segio, assassino di Emilio Alessandrini, è diventato osannato scrittore ed è  impegnato in una cooperativa contro la droga e occupa i primi piani sugli organi di stampa e dell’informazione televisiva.
- Roberto Del Bello, ex brigatista della colonna veneta, è un collaboratore del Sottosegretario all’Interno, Francesco Bonato di Rifondazione comunista.
- Lanfranco Pace, sessantenne e leader storico di Autonomia operaia, è il rivoluzionario che voleva abbattere lo Stato e, per questo, fuggì in Francia. Dopo una condanna definitiva a 4 anni per “associazione sovversiva”, Pace, ora, fa il giornalista, con Giuliano Ferrara, al “Foglio e Otto e Mezzo”. L’ex terrorista ha imparato bene tale mestiere al giornale “Liberation” a Parigi, dove, come gli altri italiani latitanti, poteva avere una scrivania, che fungeva da “nobile pensatoio”.
- Prospero Gallinari perenne moribondo, dopo essere stato visitato quand’era in carcere e beatificato dal sen. Francesco Cossiga e dopo la mobilitazione di trecento parlamentari fra senatori e deputati per la sua liberazione per motivi di salute (essendo portatore di bypass coronarici), dal novembre del 1993 si compiace di dirigere una piccola casa editrice e di girovagare per l’Italia. Svolge la nobile missione di predicatore, di missionario e di letterato. Scrive libri, non ha mai rinnegato la lotta armata ed è protagonista come “testa pensante ed educatore” in molti dibattiti televisivi ed incontri con studenti e lavoratori.
- Oreste Scalzone, l’ineffabile ex leader di Potere Operaio, dopo 25 anni di esilio dorato in Francia è ritornato in Italia e ha annunciato che il suo nuovo mestiere è quello di fare “l’agitatore itinerante” per riportare la protesta nelle piazze. E così, questo “menestrello girovago”, fuori dal mondo e di testa, intona serenate ai terroristi in carcere, s’intrufola nei cortei, si definisce “uomo qualunque” e parla come se fossimo ancora negli anni ’70.
- Enrico Fenzi, docente universitario, è stato continuamente intervistato in molti programmi televisivi, a cominciare dalla famosa inchiesta di Sergio Zavoli “La notte della Repubblica” (che costituisce il primo ampio e completo resoconto storico del terrorismo in Italia), per ricostruire la storia degli anni di piombo, rivisitati dall’ottica di un ex terrorista capace di analisi critica.
- Valerio Morucci e Adriana Faranda sono liberi in base alla legge sui dissociati e alla riduzione della pena. La Faranda fa la fotografa e nel 1994 ha venduto un appartamento e ne ha offerto il ricavato ai parenti degli agenti di scorta di Moro, che hanno rifiutato.
- Gerardina Colotti e Francesco Piccioni fanno i giornalisti al quotidiano “Il Manifesto”.
- Nadia Mantovani ha fondato l’associazione per il reinserimento dei detenuti “Verso casa”.
- Paola Besuschio, una delle fondatrici delle br., ha lavorato in una cooperativa che si dedica a ricerche sociologiche e statistiche.
- Vincenzo Guagliardo, uno degli uccisori del sindacalista Guido Rossa e la moglie, ex brigatista, Nadia Ponti, lavorano in una cooperativa di libri per non vedenti a Melegnano.
- Franco Bonisoli, ex terrorista della colonna W.Alasia, che fra l’altro partecipò al sequestro e all’uccisione dei 5 agenti di scorta dell’on. Moro in via Fani, svolge la sua missione di operatore sociale in una cooperativa della Caritas della Diocesi di Milano a Sesto San Giovanni, tanto da meritare di parlare, come educatore, ai giovani dell’oratorio parrocchiale, quale esempio e modello di brigatista redento, proprio il 16 marzo 2008, giorno del 30° anniversario del sequestro Moro.
- Fulvia Miglietta, l’ex terrorista compagna del capo-colonna brigatista Riccardo Dura, che uccise a Genova il sindacalista Guido Rossa, ha avuto il privilegio di parlare nel Duomo di Cremona ai fedeli della Diocesi, quale esempio di terrorista convertita e diventata modello di santità e missionaria per le sue opere di bene a favore di categorie sociali disagiate.
- Vittorio Antonini, sequestratore del generale Dozier, è stato invitato da Erri De Luca alla conferenza stampa, dal titolo “Gli invincibili”, in un Teatro di Bologna.
- Veronica Salvarani, è un’altra ex brigatista che lavora oggi in una discoteca.
- Pierluigi Concutelli, assassino del giudice Vittorio Occorsio, va discettando sul suo “Libro nero”.
- Barbara Balzerani,, Giorgio Semeria, Mario Ferrandi, Roberto Ognibene, Marco Barbone, Paolo Morandini, Emilia Libera, Silveria Russo, Bruno Seghetti, Natalia Ligas, Pasqua Aurora Betti, Corrado Alunni, Bruno Laronga, Antonio Savasta e numerosi altri ex-terroristi pentiti o dissociati, irriducibili o latitanti rientrati in Italia, sono impegnati in attività lavorative di anonime aziende, o in enti vari, o nelle varie comunità di volontariato costituiti da: istituti di ricerca, biblioteche pubbliche, cooperative librarie, associazioni con finalità sociali ed assistenziali varie. Alcuni terroristi, inoltre, hanno pensato bene di riciclarsi nella società d’accoglienza, riprendendo a sparare nelle bande malavitose o inserendosi nei gruppi delle neo brigate rosse. E sono balzati agli onori della cronaca nera o di quella politica.Oggi i pochi brigatisti rossi, ergastolani irriducibili e nostalgici della lotta armata, sono tutti liberi. Non esiste, praticamente, in Italia la pena dell’ergastolo ed è ridicolo proporne l’abolizione con la revisione del codice di penale. Non fa, dunque, meraviglia se:
- Marcello Ghiringhelli, brigatista storico condannato all’ergastolo e che godeva dei privilegi concessi dalla legge Gozzini lavorando fuori dal carcere, s’incontrava con Bruno Ghirardi, già condannato a 22 anni come terrorista del “Colp”, scarcerato nel 2001 e riscoperto, nel 2006, a parlare di rapine, ferimenti e autobombe con neo brigatisti.
- Cristoforo Piancone, l’ex brigatista diventato bidello a Moncalieri nonostante la condanna a tre ergastoli, il 1° ottobre 2007 viene catturato a Siena dopo avere effettuato una rapina alla banca del Monte dei Paschi, armato di quattro pistole e dopo avere cercato di ammazzare un poliziotto. Piancone ha ingrossato la pattuglia dei criminali terroristi che organizzano rapine. L’opinione pubblica si domanda è un fantasma isolato o un killer irriducibile pronto a nuovi crimini?
- Roberto Sandalo, il primo terrorista pentito di Prima Linea ed ex camicia verde leghista, è stato autore di 110 reati tra i quali tre omicidi: quello del vigile Bartolomeo Mana, del barista Carmine Civitate e del dirigente Fiat Carmine Ghiglieno commessi a Torino tra il giugno e settembre del 1979. Sandalo, dopo i delitti e il pentimento, godette presto dei benefici previsti dalla legge sul pentitismo e già  nel 1982, a due anni e sei mesi dall’arresto, diventa uomo libero. Sotto una nuova identità, col nome di Roberto Severini, aderisce al partito del Carroccio e diventa uno dei responsabili delle Camicie Verdi della Lega. Nel 1999, il senatore Borghezio scopre l’identità dietro a quel nome e lo espelle dalla Lega. Nel 2002, solo e abbandonato, viene arrestato per alcune rapine compiute nell’Astigiano. Da allora Sandalo, noto come “Robi il pazzo” viene folgorato da una nuova conversione che lo porta ad iscriversi nella “Causa di beatificazione dei Santi”. L’ex terrorista infatti si iscrive alla “lega antislamica e al fronte cristiano combattente”, e viene annoverato non solo tra gli eroi, ma anche tra i santi da imitare per le sue virtù e gesta eroiche nella “Crociata cristiana di cattolico integralista” e per il suo odio razziale e religioso. I suoi attentati incendiari alle moschee della comunità islamica di Milano sono considerati benemeriti e degni degli onori degli altari. (…)
Si omette il lungo e triste elenco di quei politici ed intellettuali che gridavano: “né con lo Stato, né con le br.” Si tratta di quell’ala fiancheggiatrice del terrorismo, tuttora esistente in Italia, che si è bene inserita nelle istituzioni e nel mondo della cultura. Sono i predicatori della pacificazione nazionale e della chiusura degli anni di piombo. Sono i sostenitori convinti che, avendo i terroristi estinta la pena e saldato i conti con lo Stato, meritano di essere protetti e di essere considerati attori protagonisti ed eroi della storia del nostro Paese. Sono gli intellettuali e gli organi d’informazione indulgenti che non lesinano interviste, come se i terroristi fossero “maestri di vita per educare le nuove generazioni” per osannarne le gesta di ieri e i comportamenti di oggi.
Si segnalano le più indecenti interviste effettuate in dibattiti televisivi in questi ultimi mesi:
- quella fra il picconatore ed esternatore sen. “Francesco Kossiga” e l’agnellino, anima candida, eternamente moribondo, “Prospero Gallinari;.
- quella dell’ex terrorista Sergio Segio che si è cimentato nella trasmissione di Lucia Annunziata “In mezz’ora” per rivendicare le nobili motivazioni del suo passato di ex terrorista;
- quella dell’ex terrorista Alberto Franceschini, fondatore delle br, che si è esibito nel berlusconiano “Studio Aperto”, diretto da Mario Giordano, girando la scena con il conduttore del programma Claudio Martelli sui luoghi della memoria del massacro, accanto ad una lapide che ricorda l’eccidio di via Fani, ove furono trucidati cinque poliziotti della scorta  dello statista on. Moro, che qui fu rapito ed altre recenti vergognose interviste a squallidi assassini che pontificano.
Doverosa e dolente è stata la lettera di protesa delle vedove dei 5 carabinieri e poliziotti caduti in via Fani e  pubblicata sul giornale “La Repubblica” del 9 marzo 2007, tanto da meritare una risposta di solidarietà da parte del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha chiesto rispetto per le vittime del terrorismo sul piano dell’informazione e della comunicazione televisiva.
- Ancora più vergognosa la partecipazione di Franco Piperno alle trasmissioni televisive di “Porta Porta” e de “La 7”, in occasione del 30° anniversario del sequestro dell’on. Aldo Moro e dell’uccisione della sua scorta in via Fani. Nella trasmissione del “La 7” Piperno ha avuto la sfrontatezza di definire i terroristi assassini “persone moralmente ottime”.
Con simili personaggi come è possibile invocare la pacificazione nazionale e la chiusura degli anni di piombo?
Il responsabile lombardo dell’Associazione Italiana Vittime del Terrorismo e dell’Eversione. Antonio Iosa

Anche la Chiesa è stata oggetto della giusta reazione dell’Associazione:
Genova, 22 aprile 2008: Lettera aperta a Sua Eminenza Cardinale Angelo Bagnasco Curia di Genova
Eminenza,
apprendiamo casualmente dalla stampa che domani mercoledì 23 aprile si terrà, nella sala del Quadrivium di Genova, organizzata dall’Ufficio per la Cultura dell’Arcidiocesi di Genova, una conferenza di Fulvia Miglietta dal titolo “Dal terrorismo al Cristo”.
Siamo profondamente costernati che una persona quale Fulvia Maglietta che, a pieno titolo, ha partecipato alle decisioni più sanguinose e tragiche della colonna genovese delle Brigate Rosse, con una scia di dolore e di distruzione che ha coinvolto così tante famiglie, possa oggi tenere una pubblica conferenza patrocinata dalla Curia Genovese. Quello che ci sembra inaccettabile è la spettacolarizzazione di un percorso personale sul quale non abbiamo nessun titolo per avanzare dubbi. Tuttavia, la storia genovese delle Brigate Rosse è ancora così piena di vuoti, di interrogativi aperti e di verità nascoste sulle quali Fulvia Miglietta non ha dato alcun contributo di verità e di giustizia. E questo ci sembra inaccettabile nel momento in cui si vuole pubblicizzare solo un personale problema di coscienza .Alle famiglie che sono state colpite così duramente dal terrorismo delle Brigate Rosse non è stato chiesto di rendere pubblica audizione.
Per l’Associazione Vittime del Terrorismo - Sezione Liguria il Responsabile Roberto Della Rocca e Carlo Castellano, del Direttivo - Sezione Liguria
La conferenza è stata opportunamente annullata dalla Curia genovese.

                           Paolo Padoin




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