NOMADI E GIUDICI

residenza rom
Un
articolo di Niccolò Zancan su “La Stampa” di
Torino del 3 novembre riferisce un caso esemplare di sentenza
che, formalmente corretta, produce l'effetto non voluto di
scoraggiare le
Forze dell'ordine e i cittadini.
Racconta Zancan:
“Adesso il principio è fissato. Non sussiste
pericolo di fuga per un parcheggiatore abusivo che ha minacciato gli
automobilisti davanti a un ospedale, ed è quindi accusato di tentata
estorsione: «Perché chi svolge con assiduità l'attività di parcheggiatore
abusivo - scrive il gip - dimostra uno stabile vincolo con il territorio». Non
può scappare, è sempre in zona. Anche nel caso si tratti, ed è precisamente
questo il caso, di un rom residente in un campo nomadi irregolare di via
Germagnano, abusivo come la professione che esercita: «Ha comunque una
residenza». Buone notizie per M.C., 43 anni, rom di origini romene, già famoso
per essersi buttato due volte sotto un'auto di passaggio per intascare i soldi
dell'assicurazione. Entrato in carcere venerdì, è stato liberato ieri mattina.
Respinta la convalida del fermo. Respinta anche la richiesta di misura
cautelare in carcere chiesta dal pm. È libero in attesa del processo. Anche se
davanti ai poliziotti, che cercavano di bloccarlo, era già scappato una volta.
Anche se è stato riconosciuto da una sua vittima, l'ultima. Niente. È un caso
di cortocircuito perfetto: il reato di cui è accusato si è rivelato la sua
salvezza. È successo tutto davanti al San Giovanni Bosco. Il metodo di M. C. è
sempre lo stesso. Si avvicina ubriaco fradicio. Chiede soldi, minaccia danni
alle auto, oppure peggio: «Se non paghi, finisci male». Una ragazza però, che
stava andando a trovare un parente gravemente malato, non ha lasciato correre.
Si è rivolta ai poliziotti del commissariato Barriera di Milano. Ha descritto
il parcheggiatore abusivo minuziosamente. Non è difficile, per la verità: è
gobbo e zoppo per via degli incidenti che si è autoprocurato. I poliziotti
hanno preso molto seriamente la denuncia. Per tre giorni hanno fatto controlli
e appostamenti continui. Giovedì il primo tentativo di bloccare M. C. è andato
male. È riuscito a scappare. Ma venerdì, sempre lui, sempre pieno di alcol,
stava litigando con la moglie davanti all'ospedale Martini. Ha aggredito una
guardia giurata, che poi l'ha bloccato, in collaborazione con la polizia. Gli
agenti del commissariato quindi hanno immediatamente convocato la vittima della
tentata estorsione. La ragazza ha riconosciuto senza esitazione M. C. È stato
portato in carcere. Ma il gip non ha convalidato il fermo. «Non c'era flagranza
di reato - spiega l'avvocato che difende il rom - non c'era neppure un
immediato pericolo di fuga, che va sempre dimostrato in modo inappuntabile.
Ritengo quindi che il gip abbia fatto bene. Una scelta corretta. Altrimenti
avrebbe dato un potere eccessivo alla forze di polizia». Facile immaginare lo
stato d'animo dall'altra parte della barricata. Tutto lavoro inutile. A M. C. è
stata notificata come unica misura cautelare l'obbligo di non avvicinarsi
all'ospedale San Giovanni Bosco. Per il resto, può fare quello che ritiene.
Cambiare ospedale. Come far perdere le sue tracce, evidentemente. Ma proprio su
questo punto, l'avvocato ha una battuta fulminante: «Magari lasciasse l'Italia!
Parliamo di un uomo assolutamente ingestibile, alcolista, pazzo, si butta per
terra, mi bacia la mano. Un maestro di zingarate».
Paolo
Padoin
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