Rinnovare le Istituzioni

Bruxelles: Commissione e Parlamento Ue raggiungono accordo su riforma Patto stabilità. In arrivo restrizioni per i Paesi sovranisti

BRUXELLES – È stato trovato nella notte tra venerdì e sabato un accordo preliminare tra Parlamento e Consiglio sulle nuove regole di bilancio, dopo oltre 16 ore di negoziato. La trattativa è avvenuta in tempi stretti, tenuto conto che il pacchetto di norme dovrà ora passare al vaglio formale delle due istituzioni prima della fine della legislatura. Da notare è che la quota nazionale di cofinanziamento dei programmi europei sarà esclusa dal calcolo della spesa pubblica.
Secondo un comunicato del Parlamento, l’accordo prevede che i paesi con un debito eccessivo sarebbero soggetti a una riduzione del passivo in media dell’1% all’anno se il debito è superiore al 90% del PIL e dello 0,5% in media all’anno se il debito è compreso tra il 60% e il 90% del PIL. Queste disposizioni sono meno restrittive rispetto all’attuale requisito – mai applicato, peraltro – secondo cui ogni paese deve ridurre il debito annualmente di 1/20 dell’eccedenza al di sopra del 60%.
L’accordo provvisorio tra le due istituzioni comunitarie contiene inoltre due salvaguardie. La prima riguarda la sostenibilità del debito e deve servire a garantire una riduzione minima dei livelli di indebitamento, come abbiamo visto poco sopra; la seconda concerne il deficit e deve fornire un margine di sicurezza al di sotto del valore di riferimento del disavanzo del 3% del PIL previsto dal trattato, al fine di creare riserve di bilancio. Il margine sarà dell’1,5% del PIL.
Sappiamo che durante il negoziato con il Parlamento entrambe le salvaguardie sono state oggetto di accese trattative. Particolarmente controversa è la salvaguardia relativa al deficit, voluta dai paesi più attenti alla lotta contro l’indebitamento. In buona sostanza, i relatori – la popolare olandese Esther De Lange e la socialista portoghese Margarida Marques – hanno chiesto in cambio maggiore flessibilità sul versante degli investimenti. A questo proposito, in un suo comunicato il Parlamento ha precisato che “la quota di cofinanziamento nazionale dei programmi finanziati dall’Unione europea sarà esclusa dalla spesa del governo, creando maggiori incentivi agli investimenti”. C’è di più. Nel valutare eventuali deviazioni dal percorso stabilito, la Commissione dovrà tenere conto degli investimenti già decisi in precedenza, in modo che un paese possa nel caso argomentare contro una eventuale procedura.
I paesi membri – precisa inoltre la presidenza belga – potranno chiedere un’estensione del periodo di aggiustamento di bilancio, da quattro a sette anni, “se realizzano determinate riforme e investimenti che migliorano la resilienza e il potenziale di crescita, sostengono la sostenibilità di bilancio e affrontano le priorità comuni dell’Unione”. Queste ultime comprendono la transizione verde e digitali, la crescita economica, e anche lo sviluppo delle capacità di difesa.
L’intesa politica deve ora essere approvata dal Consiglio e dal Parlamento. Negli ultimi tempi, la ratifica delle due istituzioni, solitamente impresa facile, è diventata molto più complicata. Di recente almeno tre accordi legislativi sono stati rivisti direttamente o indirettamente. L’avvicinarsi del voto di giugno potrebbe da un lato indurre a un’approvazione rapida da parte del Parlamento, ma dall’altro potrebbe anche provocare nuovi irrigidimenti.
“Le nuove norme miglioreranno significativamente il quadro esistente e garantiranno regole efficaci e applicabili a tutti i paesi dell’Unione – ha commentato il ministro delle Finanze belga Vincent Van Peteghem, che ha condotto il negoziato insieme ai relatori parlamentari –. Salvaguarderanno finanze pubbliche equilibrate e sostenibili, rafforzeranno l’attenzione sulle riforme strutturali e promuoveranno gli investimenti, la crescita e la creazione di posti di lavoro in tutta l’Unione europea”.
Ma, sotto sotto, temiamo che, come al solito, i Paesi frugali, appoggiati dalla Germania, abbiano teso un trabocchetto ai Paesi con un deficit alto, come l’Italia. Vedremo le conseguenze negative dell’accordo che sarà approvato, ma le vicende passate non ci ispirano ottimismo, viste le fregature che abbiamo ricevuto in serie dalle istituzioni comunitarie.

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