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Elezioni europee: Confindustria indica ai candidati le priorità da perseguire. Il documento “Fabbrica Europa”

ROMA – Confindustria ha presentato un documento, dal titolo significativo, si chiama ‘Fabbrica Europa‘, per sottolineare ai candidati alle prossime elezioni europee quali siano le priorità da perseguire per l’industria italiana.Una serie di raccomandazioni per rimettere l’industria al centro dell’agenda europea, costruendo una politica industriale più forte, basata sulle tre declinazioni della sostenibilità (ambientale, sociale ed economica) e supportata da un “adeguato livello di investimenti”. Il titolo del documento è significativo. Se dopo 70 anni è ancora necessario fabbricare l’Europa, vuol dire che questa versione della ue non ha soddisfatto ed è necessario ricostruire. Un bel risulktato per von der Leyen e soci. Ma ecco in sintesi i punti principali del documento:

Bisogna per gli industriali innanzitutto lavorare sul fronte della competitività, rafforzando e ampliando la rete di accordi di libero scambio (Ftas), portato avanti i negoziati e aprirne di nuovi per intensificare le relazioni bilaterali con l’Asia (in particolare i Paesi Asean), Africa e America Latina. Va rafforzata poi la difesa comune europea, migliorando il coordinamento tra Ue e Nato.
Sull’ambiente, la raccomandazione è di affiancare al Green Deal una politica industriale europea per restare al passo nella corsa globale alle tecnologie del futuro. “È importante adottare un approccio di neutralità tecnologica, e istituire fondi europei che supportino e integrino gli investimenti nelle varie tecnologie e fonti energetiche”, si legge. Quanto alle politiche energetiche, si chiede di completare l’integrazione dei mercati dell’energia elettrica, creare un mercato unico del gas e sviluppare una strategia europea per l’energia nucleare. Evidentemente gli industriali cobsiderano gli “eccessi verdi”della Commissione von der Leyen un pericolo per i loro interessi.
Riformare le regole ETS (Emission Trading Scheme) e rafforzare il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) è un altro punto focale, assieme alla raccomandazione di promuovere l’economia circolare e la simbiosi industriale nei modelli di business. “Andrà definito e armonizzato un quadro regolatorio chiaro e completo che possa stimolare innovazioni per l’uso efficiente delle risorse produttive”. Fondamentale è anche regolamentare l’intelligenza artificiale per rendere l’Ue il continente ideale dove investire in questa tecnologia: “L’applicazione dell’Artificial Intelligence Act e la futura legislazione in materia dovranno trovare una sintesi efficace tra gli interessi dei diversi settori economici per rendere l’Europa un importante attore nello sviluppo tecnologico e delle applicazioni legate all’IA”.
Attenzione andrà posta anche sull’equilibrio di bilancio, per cui gli industriali chiedono il rilancio della Capital Markets Union per dare un nuovo impulso allo sviluppo e all’integrazione dei mercati finanziari e attrarre capitali; un nuovo safe asset di debito comune europeo sul modello di Next-Generation Eu; regolamentazione del sistema bancario implementando Basilea 3. Vanno ridefiniti, è il suggerimento, gli strumenti esistenti in materia di aiuti di Stato, con misure agevolative per midcap e small midcap, adeguando i criteri di definizione di Pmi sulla base dell’inflazione, eliminando i vincoli eccessivi; importante anche prevedere risorse comuni a tutti gli Stati membri per agevolare grandi progetti produttivi, per ridurre i rischi di frammentazione e sperequazione.
Su ricerca e innovazione, infine, è “vitale preservare la centralità del sistema brevetti e l’attrattiva per gli investimenti con più coerenza e migliori sinergie tra Programmi Ue e iniziative nazionali, più sostegno alla competitività delle imprese, più controllo di competitività”.

Sostanzialmente si chiede la rifondazione delle principali politiche europee, segno che, soprattutto dopo l’allargamento avvenuto in “epoca Prodi”, senza che ci fossero regole stringenti per l’ingresso nella ue di tanti Paesi, la situazione è peggiorata. Non si è riusciti a garantire, con la gestione vpon der Leyen, neppure la pace, e adesso una delle politiche da fondare è proprio quella della difesa comune, un fallimento su tutta la linea.

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