Rinnovare le Istituzioni

Patto di stabilità Ue: il Consiglio lo approva con le modifiche suggerite dall’Italia. Le opposizioni attaccano il governo

BRUXELLES – Alla fine, dopo giorni di trattative, Giorgetti e Tajani sono riusciti a strappare alla Presidenza del Consiglio Ue spagnola un compromesso, che modifica quanto concordato dai ministri francese e tedesco in termini di modifica del patto di stabilità. Un altro indubbio successo del governo Meloni in Europa, che è riuscito a strappare ai 26 e alle istituzioni recalcitranti concessioni che neppure il presunto potente Mario Draghi si è sognato di ottenere.
“E’ stato trovato un compromesso di buonsenso, il Patto è migliorativo rispetto al passato”, ha sottolineato in serata la premier Giorgia Meloni non mancando di rammaricarsi per il “no” dell’Europa alla golden rule sugli investimenti. “La battaglia continua”, ha aggiunto. “E’ una buona notizia per l’economia europea”, ha sentenziato il commissario Ue agli Affari Economici Paolo Gentiloni.
Le sinistre, Schlein in testa, schiumano di rabbia: ” Meloni mette una grande ipoteca sul futuro: quello sul Patto di stabilità è un cattivo compromesso per l’Italia. Perchè l’Italia è stata assente nel negoziato: l’Italia ha accettato a testa bassa l’accordo di Francia e Germania”.
Nel Patto di stabilità approvato dal Consiglio Ue, i principi cardine restano quelli fissati nel Trattato di Maastricht: mantenere il deficit al di sotto del 3% del Pil e il debito al di sotto del 60%. Nelle nuove regole sono stati introdotti però margini di flessibilità per evitare che il risanamento dei conti si trasformi in austerità, blocco degli investimenti e rallentamento della crescita. Ecco i punti principali del nuovo Patto:

  • RIDUZIONE DEFICIT. Quando il deficit eccessivo supera il tetto del 3% l’aggiustamento annuo richiesto è dello 0,5% del Pil in termini strutturali. L’accordo prevede però che il ritmo della correzione tenga conto dell’aumento della spesa per interessi al fine di non bloccare gli investimenti più urgenti.
    • BRACCIO PREVENTIVO. I Paesi con un rapporto debito-Pil superiore al 90% dovranno far scendere il livello del disavanzo all’1,5%. Per farlo servirà un aggiustamento strutturale annuo dello 0,4% per quattro anni o dello 0,25% in sette anni, calcolato al netto degli interessi sul debito con l’impegno del Paese a fare investimenti e riforme.
  • RIDUZIONE DEBITO. Dovrà essere dell’1% annuo per i Paesi che superano la soglia di un rapporto debito-Pil del 90% e dello 0,5% annuo per chi lo ha tra il 60 e il 90% del Pil.
    • PERIODO TRANSITORIO. Tra il 2025 e il 2027 la Commissione europea, nello stabilire il percorso di risanamento dei conti, terrà conto degli oneri degli interessi sul debito sempre con l’obiettivo di lasciare ai Paesi spazio per gli investimenti.
    • PIANI DI SPESA. I Paesi sotto procedura dovranno concordare l’uso dei fondi pubblici con la Commissione europea nel rispetto delle traiettorie di aggiustamento del debito. I piani ad hoc sono quadriennali e all’insegna della flessibilità potranno essere estesi a sette anni tenendo conto degli sforzi di investimento e riforma compiuti dai governi per attuare i Pnrr.
    • SCOSTAMENTO DAI PIANI DI SPESA. Sempre all’insegna della flessibilità è prevista la possibilità di uno sforamento dello 0,3% rispetto al piano concordato.
    • I TEMPI DI APPROVAZIONE. L’intesa politica tra i ministri apre la strada ai negoziati con l’Eurocamera per arrivare all’accordo finale e al varo delle nuove regole entro aprile 2024.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *