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Ue, nuovo Patto di stabilità: Francia e Germania trovano l’accordo. In vista guai per l’Italia

BRUXELES – Ricordate i sorrisini ironici di Merkel e Sarkozy sull’allora nostro premier Berlusconi? Erano indicativi già allora che il tradizionale asse franco-tedesco dominava le politiche della Ue, ai danni dell’Italia. Nel 2023 nulla è cambiato da allora. In vista della decisione, importantissima per le conseguenze che avrà sui singoli Stati, della ricorma del patto di stabilità il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire ha affermato: “Abbiamo lavorato molto con i nostri amici italiani. Penso che siamo esattamente sulla stessa linea con l’Italia ed è anche un’ottima notizia che la Francia, la Germania e l’Italia siano finalmente allineate”. Ma da Roma non è arrivato alcun segnale. Dall’entourage del titolare del Tesoro spiegano all’Ansa che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti non parlerà prima dell’Ecofin. Fonti dell’esecutivo sembrano quasi innalzare un’ultima trincea di fronte al pressing dell’Ue: la partita si chiude domani, non è ancora chiusa, viene osservato. Non si tratta di un’opposizione all’intesa sul nuovo Patto, alla quale anche Roma lavora, ma di vederci chiaro.

“Un’intesa franco-tedesca permetterà anche ad altri di dire si – sottolinea Lindner –. La Germania non accetterà regole che non sono rigide, nel senso credibili, sufficienti ed efficienti per il rientro del debito. Consentiamo gli investimenti e manteniamo uno spazio fiscale per le riforme strutturali”. “Per la prima volta dalla creazione dell’euro non avremo solo un patto di stabilità, ma un patto di stabilità e crescita”, sentenzia Le Maire.

Poco dopo il punto stampa di Parigi, fonti Ue certificano la strategia per arrivare all’intesa. “C’è la possibilità di un accordo – spiega un alto funzionario europeo –. Siamo in stretto contatto con l’Italia, comprendiamo che una videoconferenza non è la cosa più facile ma dovevamo bilanciarci con le agende di alcuni ministri. Sappiamo che avere un’intesa sarebbe un successo per tutti”. Secondo quanto si apprende oggi sul tavolo dei 27 sarà in arrivo una nuova proposta di compromesso coordinata dalla presidenza spagnola, sensibilmente diversa da quella uscita dall’Ecofin di inizio dicembre.

La trattativa tra Francia e Germania balla su due parametri: quelli relativi alla velocità di rientro verso il benchmark di salvaguardia del deficit, pari all’1,5% e quelli legati alla massima deviazione consentita rispetto alle soglie della spesa primaria annua. Per chi sfora il tetto del deficit del 3% le nuove regole richiedono, infatti, di assicurare un aggiustamento strutturale dei conti pari allo 0,5% annuo. Le discussione riguarda un intervento di entità minore (dello 0,2%), tenendo conto anche dell’impatto degli interessi del debito pubblico, in cambio di riforme strutturali e investimenti. Nell’ultima proposta di compromesso questi elementi già erano considerati nel cosiddetto periodo transitorio 2025-2026-2027.

Parlando dei punti ancora aperti Le Maire si dice ottimista e li circoscrive al braccio preventivo, che riguarda i Paesi che non hanno sforato il tetto del 3% del Pil per il deficit e del 60% per il debito. Su questo capitolo, dato non marginale, inoltre non è richiesta l’unanimità. Difficile, invece, che Roma ottenga una sospensione dell’attuale Patto fino a oltre il 31 dicembre. Un sì dell’Ue tradirebbe quello che invece a Bruxelles non vogliono nella maniera più assoluta: che l’accordo sulle nuove regole sia rinviato.

Riproduciamo qui sotto la vecchia immagine che abbiamo citato all’inizio perché, dopo oltre 10 anni, mi sembra che esistano tutte le premesse che la Ue continui a sacrificare gli interessi degli italiani a vantaggio delle politiche e dell’economia franco-tedesca e dei suoi alleati.

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