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Ferie non godute: la Corte Ue condanna l’Italia, vanno sempre monetizzate e pagate.

LUSSEMBURGO – La Corte di giustizia dell’Ue rende giustizia ai lavoratori pubblici italiani sacrificati e tartassati dai governi, specialmente quelli di sinistra o presunti tecnici (tipo Dini, (Monti e Draghi), intronati dai presidenti della Repubblica per sostituire governi a loro sgraditi.
Un esempio evidente c’è stato nel 2012 quando il governo Monti, con i ministri Cancellieri e Patroni Griffi, mandò in pensione anticipatamente, forzando l’interpretazione di una disposizione di legge ritenuta poi illegittima dal Tar del Lazio, molti dirigenti statali, fra i quali 22 prefetti. Allora fu necessario che il Governo intervenisse per rettificare la legge in modo da aver ragione al Consiglio di Stato, di cui Patroni Griffi era stato presidente fino a pochi mesi prima.

Adesso la Corte europea elimina un altro sopruso nei confronti dei pubblici dipendenti in materia di ferie non godute. Il lavoratore che non abbia potuto fruire di tutti i giorni di ferie annuali retribuite prima di dare le dimissioni ha diritto a un’indennità finanziaria. Lo ha stabilito la Corte di Giustizia dell’Ue specificando che gli Stati membri non possono addurre motivi connessi al contenimento della spesa pubblica per limitare tale diritto.
La sentenza riguarda il caso di un funzionario del comune di Copertino (Lecce) che dimessosi volontariamente per il prepensionamento aveva chiesto il riconoscimento del diritto ad un’indennità sostitutiva delle ferie annuali non godute, per un totale di 79 giorni, che non aveva preso durante il lavoro.
Dal suo canto, il comune sosteneva che il funzionario fosse consapevole del suo obbligo di prendere i giorni residui di congedo prima delle dimissioni e che non poteva monetizzarli. La legge italiana prevede, infatti, che i lavoratori del settore pubblico non abbiano in alcun caso il diritto al pagamento delle ferie annuali non utilizzate.
L’interpretazione data alla disposizione italiana dalla giurisprudenza nazionale consente la monetizzazione al posto del congedo annuale solo se il congedo non è stato effettivamente preso per motivi che esulano dal controllo del lavoratore, come la malattia.
Con la sentenza, i giudici di Lussemburgo hanno confermato che il diritto europeo osta a una normativa nazionale che vieta di versare al lavoratore un’indennità finanziaria per i giorni di ferie annuali retribuite non goduti qualora tale lavoratore ponga fine volontariamente al suo rapporto di lavoro. Per quanto riguarda gli obiettivi perseguiti dal legislatore italiano nell’adottare la normativa nazionale di cui trattasi, la Corte ha ricordato, inoltre, che il diritto dei lavoratori alle ferie annuali retribuite, inclusa la sua eventuale sostituzione con un’indennità finanziaria, non può dipendere da considerazioni puramente economiche, quali il contenimento della spesa pubblica.

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