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Meloni, decreto migranti: pene più pesanti per i trafficanti, si allargano i flussi regolari

CUTRO – il decreto migranti licenziato dal CdM – ha spiegato Meloni – affronta il problema degli scafisti e vuole “ribadire che noi siamo determinati a sconfiggere la tratta di esseri umani”. “La nostra risposta è una politica di maggiore fermezza sul tema”, ha ribadito il Presidente del Consiglio, smentendo le ricostruzioni di stampa che parlavano di una “modifica della linea del governo”.

Il cuore del decreto – ha spiegato Meloni – riguarda l’inasprimento delle pene e dei reati legati alla tratta di esseri umani. Il decreto prevede un aumento delle pene per la tratta di migranti, ma prevede anche una nuova fattispecie di reato relativa alla morte elle lesioni gravi in conseguenza del traffico dei clandestini, con pene fino a trent’anni di reclusione. Il reato verrà perseguito dalì’Italia anche se commesso al di fuori dei confini nazionali.

“Parliamo di un reato universale, che significa non colpire solo quei trafficanti che troviamo sulle banche, ma anche i trafficanti che ci sono dietro. Questo elemento è molto importante perché cambia completamente l’approccio del nostro Paese”, ha affermato il Premier, aggiungendo “quello che vuole fare questo governo è cercare gli scafisti”.

Ci sono poi norme sulla semplificazionedelle procedure di espulsione, norme per il potenziamento dei centri di permanenza finalizzati al rimpatrio, norme per intervenire nei casi di gestione opaca dei centri per i migranti e norme che riguardano il contrasto e lo sfruttamento di lavoratori illegali (agromafie, caporalato ecc).

Viene nuovamente ristretta la protezione speciale con l’obiettivo di abolirla ed allinearla alla normativa europea. E c’è anche il tema del contrasto finalizzato a far sì che “passi il messaggio che in Italia non conviene entrare illegalmente, perchè ci sono minori possibilità per chi paga gli scafisti di quante ce ne siano per chi non lo fa”.

Il decreto varato oggi ripristina anche i decreti flussi che “erano stati azzerati a causa del traffico illegale” e che consentono l’ingresso regolare per motivi di lavoro, fissando precisi criteri e quote. Il decreto flussi verrà rivisto a livello triennale. “Faremo entrare manodopera qualificata cui sarà offerta una vita dignitosa” assicura Meloni, aggiungendo “daremo quote privilegiate ai Paesi che assieme all’Italia porteranno avanti una campagna di informazione sui rischi del traffico illegale”.

Meloni ha parlato poi della dimensione europea ed internazionale del problema. “Questo tema va portato anche a livello internazionale, perché più si riesce ad armonizzare le legislazioni e più si riesce a combattere il traffico di migranti”, e ha ribadito che “la materia migratoria oggi è estremamente complessa” ed il governo ci sta” lavorando a 360 gradi ed a vari livelli”. “Cutro è solo il punto di partenza”.

“Il tema europeo oggi diventa ancora più centrale. – ha concluso il Presidente – Abbiamo bisogno di risorse europee perché l’Italia non può affrontare il tema da sola. C’è nella risposta della Presidente von der Leyen un cambio di passo. Per noi è fondamentale che a partire dal prossimo Consiglio europeo si possano avere atti concreti“.

Resta il problema più grave da sempre in Italia. Le norme vengono approvate, ma poi vengono interpretate per la loro applicazione dai magistrati.

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