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Ondata calore: la colpa è dell’uomo, lo conferma uno studio scientifico Usa

’ondata di caldo che ha colpito il Pianeta spaventa sempre di più chi durante l’estate è costretto a passare per lavoro diverse ore all’aperto anche nei momenti più caldi della giornata. In Italia si sono, purtroppo, già registrati diversi casi di lavoratori deceduti a causa delle alte temperature. Ormai sono diversi gli studi che confermano l’aumento del rischio di infortunio sul lavoro quando il caldo diventa difficile da sopportare. Uno dei più recenti arriva dalla Svizzera, dove Suva, fondo di assicurazione contro gli infortuni segnala un aumento del 7% degli incidenti quando la temperatura supera i 30 gradi. Percentuale che può raddoppiare con l’aumentare del calore e arriva fino al 15% quando si toccano i 38° come evidenziato dallo studio ‘Heatwaves as an occupational hazard’ pubblicato dall’European Trade Union Institute, centro indipendente di ricerca e formazione della Confederazione europea dei sindacati.

Le principali cause degli infortuni sono la stanchezza e la mancanza di concentrazione dovute al caldo e tra le categorie più a rischio ci sono le persone che operano all’aperto come giardinieri, operai edili e addetti alla manutenzione stradale. Se da una parte i datori di lavoro sono tenuti a garantire la sicurezza dei propri dipendenti, dall’altra gli allarmi lanciati dall’Onu, che prevede nei prossimi anni ondate di caldo ancora più torrido, invitano tutti ad alzare l’attenzione anche sullo stile di vita da tenere quotidianamente.

Secondo un’analisi del World Weather Attribution sono l’uomo e il cambiamento climatico da lui indotto le cause dell’anomala ondata di caldo record che sta colpendo l’Europa e gli Stati Uniti, che a luglio ha registrato temperature record e causato vittime. Non hanno dubbi gli scienziati autori di uno studio che ritiene “praticamente impossibile” l’attuale innalzamento globale delle temperature senza la combustione di combustibili fossili provocata dall’uomo e l’immissione di gas serra nell’atmosfera. Il risultato è che nell’Europa meridionale si è registrata un’ondata di caldo di 2,5 gradi centigradi in più e che in futuro si rischia uno scenario ancora peggiore se non viene attuato un taglio drastico alle emissioni. Anche perché, avverte lo studio, quasi tutte le società sono impreparate ad affrontare queste ondate di calore estremo che ”non sono più rare” e necessitano quindi un adattamento.

A dimostrazione della portata mortale del caldo estremo, gli scienziati ricordano che almeno 61mila persone sono morte per le alte temperature che hanno colpito la scorsa estate l’Europa. A rischio soprattutto gli anziani. ”Questo studio conferma quello che sapevamo anche prima. Mostra ancora una volta quanto il cambiamento climatico abbia un ruolo in ciò che stiamo attualmente vivendo”, ha affermato Friederike Otto dell’Imperial College di Londra.

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