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Pisa, psichiatra uccisa: la Legge Basaglia tutela le persone con problemi psichici, ma restano problemi aperti

PISA – Il brutale omicidio della psichiatra dell’Ospedale Santa Chiara di Pisa, Barbara Capovani, da parte di un paziente violento affidato alle sue cure, e conosciuto alle Forze dell’ordine, fa tornare in primo piano il problema della cura di questi soggetti, ma anche quello della tutela dei loro familiari , dei sanitari e di altre persone che negli ultimi anni sono stati oggetto di violenze da parte di persone con problemi psichici.
Al capostipite degli “psichiatri democratici”, il prof. Franco Basaglia, si deve l’abolizione dei manicomi, dopo l’approvazione della legge (n.180 del 1978), che da lui prende nome, volta alla tutela di quelli che allora erano definiti malati di mente.

In Toscana e in Friuli – Venezia Giulia hanno preso piede, già dal 1970, le teorie volte al superamento dei manicomi. Una manifestazione, svoltasi ad Arezzo il 15 novembre 2021, a 50 anni dalla chiusura del vecchio manicomio, ha ricordato come l’Ospedale psichiatrico di Arezo fu uno dei primi a sparire. Infatti, l’allora direttore, Agostino Pirella si pose l’obiettivo di ‘aprire’ la struttura sulla base dell’esperienza da lui condotta a Gorizia e a Trieste proprio con il padre della riforma psichiatrica, Franco Basaglia.
Ricordo bene quegli anni, ero appena arrivato alla prefettura di Arezzo, l’Ospedale psichiatrico era vicino alla Stazione ferroviaria e non era raro il caso che i pazienti, liberi di uscire grazie alle nuove, rivoluzionarie teorie, rischiassero continuamente di finire sotto qualche convoglio, con le polemiche conseguenti fra forze politiche e anche fra la popolazione.
Ma queste limitate esperienze andarono avanti, tanto che fu approvata la legge Basaglia: la 180 del 13 maggio 1978, una delle normative che ha più rivoluzionato la Salute degli Italiani. La legge stabilisce che tutti i trattamenti sanitari sono volontari (ai sensi dell’articolo 32 della Costituzione Italiana). Il trattamento non volontario, detto Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO), e quindi la prestazione delle cure in condizioni di degenza ospedaliera, può avvenire in presenza di precisi elementi. Gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione relativi alle malattie mentali sono attuati di norma, fin da allora, dai servizi e presìdi psichiatrici extra ospedalieri. Furono creati quindi i Centri di Salute Mentale (CSM).L’obiettivo fondamentale è stato è stato quello di restituire dignità alla persona affetta da disturbi mentali.

Oggi la situazione è tale che il 68% degli operatori sanitari dichiara di aver subito almeno un episodio di violenza sul lavoro, ha sottolineato il presidente della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelli. Che continua: “il livello di aggressioni è molto alto nei pronto soccorso, nelle guardie mediche, negli ambulatori specialistici territoriali, soprattutto quelli psichiatrici”.
“Solo nell’ultimo anno in Toscana si sono contate 1.258 aggressioni a medici e operatori degli ospedali, di cui 935 verbali e 323 fisiche, con conseguenti 193 denunce per infortuni”. È il drammatico quadro presentato dal segretario della Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri) Roberto Monaco.

Un allarme che deve far riflettere, soprattutto dopo l’ultimo episodio di Pisa. Occorre garantire la sicurezza dei professionisti della sanità e dei cittadini, ma anche rivedere alcune regole relative all’assistenza e alla cura deile persone affette da disturbi psichici, contro le cui manifestazioni, spesso violente, dovrebbero essere adottate maggiori precauzioni.

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