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Torino: arrestati e denunciati anarchici che manifestarono a favore di Cospito devastando la città

TORINO – La procura di Torino ha avviato una nuova inchiesta sui centri sociali e gli antagonisti e anarchici della città, autori spesso di manifestazioni violente e devastazioni. Una storia che dura ormai da quasi 20 anni e che sembra non aver mai fine.
Quel pomeriggio del 4 marzo 2023 a Torino, gli esponenti dei gruppi citati avevano trasformato una manifestazione per chiedere la liberazione del loro compagno, Alfredo Cospito, in guerriglia urbana. La rabbia degli anarchici trovò sfogo contro le vetrine dei negozi e delle banche, le auto parcheggiate e le forze dell’ordine. Una scia di devastazione che ha portato adesso all’esecuzione di 19 misure cautelari, tra le 75 denunce emesse dalla Digos della Questura di Torino, nell’ambito dell’operazione ‘City’, per i disordini scoppiati al corteo in solidarietà ad Alfredo Cospito, che era in sciopero della fame contro il regime del 41 bis.
Gli anarchici sono accusati dalla procura torinese e dai pm Paolo Scafi e Enzo Bucarelli, di devastazione, violenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale. Ci sono militanti di Torino, Roma, Milano, Livorno, Alessandria e Cuneo. Tre di loro sono finiti agli arresti domiciliari, mentre gli altri sono obblighi o divieti di dimora.
Nel capoluogo piemontese quel giorno scesero in strada un migliaio di persone, per un corteo partito da piazza Solferino, in centro, da dovei niziò l’opera devastatrice dei black bloc: i cassonetti vennero dati alle fiamme, i pali stradali furono divelti e vennero lanciati sassi e bombe carta contro le forze dell’ordine, che risposero con gli idranti e i lacrimogeni. I danni vennero quantificati in oltre 630mila euro, rimasero feriti degli agenti di polizia, di cui uno con prognosi di cento giorni.
“Durante l’inchiesta è stata evidenziata un’organizzazione militare, con una precisa ripartizione dei ruoli”, spiega il dirigente della Digos torinese, Carlo Ambra. Gli anarchici comunicavano tra di loro con delle ricetrasmittenti, come sottolinea il gip nella misura cautelare, per la “inequivocabile preordinata organizzazione delle azioni violente”.
Si conferma così, ancora una volta, la pericolosità dei centri sociali e degli antagonisti e anarchici torinesi, le cui “imprese” ho narrato dettagliatamente, al pari di quelle dei loro “colleghi” di Firenze, Pisa e Padova, – nell’ambito di una più ampia disamina del terrorismo interno degli ultimi anni – nel mio nuovo libro “Terrorismo Rosso e Nero. La testimonianza di un prefetto”, con prefazione di Gian Carlo Caselli, in uscita fra poco per l’ Editore Pietro Pintore di Torino.

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