Rinnovare le Istituzioni

Finlandia, elezioni: sconfitta Sanna Marin, trionfano le destre

HELSINKY – Anche la Finlandia vira a destra. Il popolo boccia la socialista Sanna Marin, che ha portato avanti solo una politica antiPutin, pro minoranze rumorose, non prestando attenzione alle vere esigenze della gente, comportamento ideologico tipico delle sinistre. Era stata criticata anche per le feste date nella sua residenza ufficiale, ma giustificata dalle sinistre italiane (“è giovane, ha diritto di divertirsi”), che invece hanno condannato il karaoke di Giorgia Meloni. La solita visione strabica, sposata anche dalla nuova segretaria Pd, Elly Schlein. Un’ulteriore batosta europea per gli equilibri della Commissione Ue e un possibile problema per l’adesione alla Nato della Finlandia che, su ordine della Marin, sta costruendo un muro alla frontiera con la Russia, l’unico non condannato da von der Leyen.

Sanna Marin esce sconfitta dalle elezioni. I socialdemocratici sono stati scalzati dai conservatori. Al termine di uno spoglio caratterizzato da un prolungato testa a testa, il leader della Coalizione nazionale Petteri Orpo ha rivendicato la vittoria, e la premier uscente gliel’ha concessa. A far rumore anche il boom dell’estrema destra, che diventa la seconda forza del Paese e cresce ai massimi della propria storia.

La formazione del governo, tuttavia, resta un rebus. Nel voto per il rinnovo dell’Eduskunta, il parlamento monocamerale finlandese, con oltre il 96% dei voti scrutinati il centrodestra è accreditato per ottenere 48 seggi su 200 complessivi, mentre il partito nazional-populista ed euroscettico dei ‘Veri Finlandesi’ di Riikka Purra ne ottiene 46. Al partito della premier 37enne uscente ne dovrebbero andare 43. La foto a poche ore dalla chiusura delle urne lasciava comunque presagire una tortuosa trattativa per la formazione della coalizione che sosterrà il governo, considerando i diversi veti incrociati espressi da alcune forze in campagna elettorale. Tradizionalmente in Finlandia all’esito delle elezioni, con sistema proporzionale e seggi assegnati per circoscrizioni in base alla popolazione, il partito più votato cerca di formare la coalizione di governo e indica il premier ormai dagli anni Novanta.

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