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Vertice Ue migranti: 8 Stati (non c’è l’Italia) chiedono di “ridurre i fattori di attrazione” sulle rotte migratorie

BRUXELLES – “A nostro avviso l’attuale sistema di asilo è rotto e avvantaggia soprattutto i cinici trafficanti di esseri umani che approfittano della sfortuna di donne, uomini e bambini“. È quanto sostiene una lettera inviata da parte dei governi di Danimarca, Lituania, Lettonia, Estonia, Slovacchia, Grecia, Malta e Austria ai presidenti di Commissione europea e Consiglio europeo a due giorni del vertice straordinario dei leader Ue. “Invitiamo la Commissione a presentare un approccio europeo completo per tutte le rotte migratorie e tale approccio dovrebbe mirare ad affrontare i fattori di attrazione anche attraverso i necessari adeguamenti giuridici e tecnici”. Chiaro il riferimento all’azione delle navi Ong nel Mediterraneo.

Intanto cambia il testo anche del capitolo migranti nell’ultima bozza delle conclusioni che i capi di Stato e di governo discuteranno giovedì e venerdì. Il testo domani sarà sul tavolo degli ambasciatori dei 27. Oltre alla dimensione esterna del dossier, nell’incipit del punto 17 si fa infatti riferimento all’approccio complessivo della migrazione: “Il Consiglio europeo ha discusso la situazione della migrazione, una sfida europea che richiede una risposta europea”, e “invita il Consiglio – i ministri Ue – a monitorare da vicino l’attuazione delle sue conclusioni e tornerà regolarmente sulla questione”, recita la bozza, visionata dall’ANSA.

Anche il dialogo tra Pristina e Belgrado entra nella bozza delle conclusioni del vertice. Nell’ultima versione del testo, visionata dall’ANSA, “il Consiglio europeo, alla luce delle recenti tensioni nel nord del Kosovo, sottolinea l’urgente necessità di compiere progressi nella normalizzazione delle relazioni” tra i due Paesi balcanici “attraverso il dialogo facilitato dall’Ue”. I capi di Stato e di governo dei Ventisette accolgono “con favore la proposta europea di porre le relazioni tra le due parti su una nuova base e sostenibile come un’opportunità storica che dovrebbe essere colta da entrambe le parti anche al fine di realizzare la loro prospettiva europea”.

E cambia, sia pur con l’aggiunta di una sola parola, il punto sugli aiuti di Stato nell’ultima bozza delle conclusioni del Consiglio europeo che, domani, sarà sul tavolo della riunione degli ambasciatori dei 27. Nel capitolo relativo all’Economia il testo fa riferimento al Green Deal Industrial Plan presentato dalla Commissione e, nella parte relativa al regime di aiuti di Stato, si legge che “le procedure devono essere rese più semplici, più rapide e più prevedibili, e devono consentire di fornire rapidamente un sostegno mirato, temporaneo e proporzionato, anche attraverso i crediti d’imposta, nei settori strategici per la transizione verde e che subiscono l’impatto negativo dei sussidi esteri o degli alti prezzi dell’energia”.

Nella bozza datata 2 febbraio, le conclusioni parlavano di sostegno “mirato e temporaneo”. L’aggiunta del termine “proporzionato” sembrerebbe quindi andare incontro alle richieste di quei Paesi che temono che dalla nuova flessibilità agli aiuti di Stato derivi una corsa alle sovvenzione con il rischio di una frammentazione del mercato unico.

In preparazione del vertice straordinario dei leader europei in programma giovedì 9 e venerdì 10 prossimi, si è tenuta una videoconferenza tra il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e i premier di Ungheria, Polonia, Belgio, Finlandia, Malta, ed il capo di Stato bulgaro, Rumen Radev in cui si è discusso della “guerra in Ucraina, delle difficoltà economiche in Europa e dell’immigrazione clandestina“, come reso noto in un tweet di Zoltan Kovacs, portavoce del premier ungherese, Viktor Orbán.

Nel corso della videoconferenza il primo ministro magiaro “ha affermato che l’accesso ai fondi Ue di coesione e ricostruzione dovrebbe essere reso molto più rapido e semplice per gli Stati membri dell’Ue”. In merito all’Ucraina, spiega ancora Kovacs, Orbán “ha nuovamente chiesto un cessate il fuoco immediato e colloqui di pace, nonché un dibattito politico sostanziale sulle sanzioni di Bruxelles, che stanno distruggendo l’economia europea”

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